Autopalpazione del seno: i pro e i contro

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Autopalpazione del seno: i pro e i contro

Fino a qualche anno fa l’autopalpazione era caldeggiata dai senologi come fondamentale strategia di diagnosi precoce del tumore al seno. Oggi la comunità scientifica è divisa: i risultati sono controversi e le ricadute psicologiche sulle donne elevate. Il parere del senologo.

L’autopalpazione al seno è una tecnica che permette alla donne di acquisire consapevolezza del proprio corpo e di verificare eventuali cambiamenti nel seno, in modo da poterli riferire prontamente al medico e procedere con ulteriori esami diagnostici. Secondo le indicazione degli specialisti l’autopalpazione dovrebbe essere eseguita mensilmente, qualche giorno dopo il termine del ciclo mestruale o, nel caso non sia presente, in un giorno prestabilito; va effettuata quando il seno non risulta gonfio o dolente e prevede dei passaggi specifici e ben codificati.

Per molti anni è stato considerato un atto fondamentale per la prevenzione secondaria (diagnosi precoce) del tumore della mammella. Ma oggi è ancora così importante? Nell’epoca dello screening mammografico di popolazione e dei programmi di controllo personalizzati sulla scorta dei fattori di rischio individuali di ciascuna donna è possibile pensare all’autopalpazione come fondamentale per la diagnosi precoce?

Negli ultimi anni si è aperto un acceso dibattito tra specialisti a favore e contro tale tecnica che ha investito anche la letteratura scientifica mondiale.

A sfavore di questa tecnica si pongono alcuni studi tra cui una recente pubblicazione della Cochrane che afferma l’incapacità di poter raccomandare l’autopalpazione come metodo di screening in considerazione dei risultati di due trials condotti in Cina e Russia. Tali dati affermano che la mortalità per cancro al seno non viene ridotta con l’impiego di programmi educativi sull’autopalpazione e il gruppo di donne iniziato a tale pratica presenterebbe un aumento delle indagini per patologie benigne e delle biopsie con conseguente incremento della spesa sanitaria e dell’ansia e depressione delle pazienti. Anche The Canadian Taskforce on Preventive Health Care non si pone a favore dell’autopalpazione per mancanza di prove sulla sua efficacia. L’US Preventive Services Task Force mantiene una posizione neutrale sull’argomento per mancanza di evidenze a favore o contro l’autopalpazione.

A favore dell’autopalpazione si schiera invece l’American Cancer Society, considerandola una tecnica efficace per l’acquisizione della consapevolezza del proprio corpo da parte della donna e quindi individuare prontamente eventuali cambiamenti. Anche The National Comprehensive Cancer Network e il National Cancer Institute sostiene l’importanza della Breast Awareness, cioè dell’approccio confidenziale con il proprio seno, facilitato dall’autopalpazione, per individuare prontamente i cambiamenti o i segnali di allarme. Altre fonti che raccomandano la pratica dell’autopalpazione sono: American College of Obstetrics and Gynecology, American Medical Association, Susan G. Komen Foundation.

Davanti a questo acceso dibattito scientifico indubbiamente la verità, come sempre, sta nel mezzo, ossia nel conferire il corretto significato all’autopalpazione e stabilire il suo corretto ruolo nel panorama delle proposte di prevenzione secondaria per tumore della mammella.

Indubbiamente l’autopalpazione ossessiva mensile porta con se i limiti e svantaggi teorizzati nei lavori scientifici prima citati, incrementando la spesa sanitaria per richiesta di esami di approfondimento diagnostico inutili e determinando un notevole incremento dello stato d’ansia nella donna interessata. Inoltre, quando viene diagnosticata la neoplasia con metodiche di screening specifiche (quali la visita senologica, l’ecografia mammaria e la mammografia) nella donna che esegue mensilmente l’autopalpazione si insinua un senso di colpa per il ritardo diagnostico (“è colpa mia perché non me lo sono sentito”) che costituisce il vero freno del processo di guarigione psichica e non solo fisica dopo il trattamento della malattia neoplastica.

D’altra parte, la conoscenza e l’attenzione al proprio seno da parte della donna indubbiamente permette alla stessa di riconoscere precocemente eventuali cambiamenti che possono essere portati all’attenzione dello specialista e quindi permettere la diagnosi precoce di malattia. Ecco quindi, sulla scorta della revisione della letteratura, dell’attuale medicina basata sulle evidenze e del parere personale, quello che oggi può essere definita la corretta autopalpazione: una sana attenzione al proprio corpo e non solo del proprio seno (non ossessiva, mensile… ma casuale, calata della quotidianità) e la consapevolezza che la nostra capacità di prenderci cura di noi stessi rappresenta il primo vero step verso la diagnosi precoce, evitando di nascondere la testa sotto la sabbia in casi di riscontro di qualcosa che non va e rivolgendosi con fiducia al medico specialista dedicato.

2017-07-05T18:24:52+00:00 17 Ottobre 2016|Categories: Salute|Tags: , , , , |1 Commento

Un commento

  1. […] senso che non ci sarebbe una riduzione della mortalità per tumore al seno se confrontato con la palpazione, anzi porterebbe a sovrastimare i casi e spingerebbe verso cure non necessarie. Alcuni Paesi come […]

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