Colesterolo: scocca l’ora dell’approccio personalizzato

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Colesterolo: scocca l’ora dell’approccio personalizzato

Colesterolo: le nuove linee guida europee puntano sulle terapie individualizzate, con l’obiettivo di evitare un uso eccessivo delle statine e, soprattutto, per incentivare il miglior strumento: la prevenzione, fatta di stili di vita sani. Scopriamo di più con l’aiuto del cardiologo

Le malattie cardiovascolari rimangono la principale cause di morte in Europa, con oltre 4 milioni di morti all’anno. Lo strumento principe per combattere questa epidemia è la prevenzione cardiovascolare: promuovere uno stile di vita sano e  ridurre i fattori di rischio cardiovascolare, come l’ipertensione arteriosa, il fumo e l’ipercolesterolemia. È stato indubbiamente dimostrato che eliminare comportamenti malsani può ridurre dell’80% il rischio di malattie cardiovascolari.
L’ipercolesterolemia (detto comunemente colesterolo alto) è uno dei principali fattori di rischio cardiovascolare. È stato dimostrato che i livelli di colesterolo sono strettamente correlati al rischio di eventi cardiovascolari e alla mortalità. Un attento controllo dei livelli di colesterolo è la base per un’adeguata prevenzione cardiovascolare. Curare con attenzione i pazienti con ipercolesterolemia, riducendo i livelli di colesterolo circolante, deve rappresentare una priorità assoluta nella medicina cardiovascolare. La Terza Settimana Nazionale dell’Ipercolesterolemia Familiare, promossa da SISA, Società Italiana per lo Studio dell’Aterosclerosi ha proprio l’obiettivo di diffondere la conoscenza su questi temi.
Al congresso annuale della Società Europea di Cardiologia, svoltosi a Roma ad inizio Settembre, sono state presentate le nuove linee guida europee sul trattamento dell’ipercolesterolemia. Le linee guida hanno suscitato grande attenzione perché si basano su tre punti fondamentali per la prevenzione cardiovascolare:

1) l’identificazione precoce dei soggetti a rischio cardiovascolare elevato per implementare strategie preventive;

2) l’importanza del trattamento non farmacologico (stile di vita e abitudini alimentari) per la riduzione dei livelli di colesterolo;

3) il ruolo determinante di una terapia individualizzata sul paziente in base ai livelli iniziali di colesterolo, al profilo di rischio individuale e alla risposta alla terapia.

Vediamo più nel dettaglio.


Le linee guida raccomandano uno screening delle dislipidemie, con la misurazione dei livelli di colesterolo, a partire dai 40 anni. La valutazione deve includere il colesterolo totale, il colesterolo LDL, il colesterolo HDL e i trigliceridi plasmatici. Una novità delle linee guida riguarda proprio la misurazione dei livelli di colesterolo, per cui non è più richiesto il digiuno. È stato infatti dimostrato che la colesterolemia misurata a digiuno è sovrapponibile a quella misurata a stomaco pieno.

Per quanto riguarda la valutazione dei risultati della colesterolemia, secondo le nuove linee guida il profilo di rischio del paziente gioca un ruolo fondamentale. In particolare, il livello target di colesterolo LDL deve essere definito sulla base del rischio del paziente in termini di comorbidità e mortalità cardiovascolare a 10 anni. Nel paziente ad altissimo rischio, l’obiettivo deve essere di tenere il colesterolo LDL sotto ai 70 mg/dl. Questa soglia si alza a 100 mg/dl nei paziente ad alto rischio e a 115 mg/dl nei pazienti a rischio lieve-moderato. Inoltre, a prescindere dal profilo di rischio, le linee guida raccomandano di ridurre di almeno il 50% i livelli di colesterolo LDL rispetto ai valori basali.

Va sottolineato che questo approccio individualizzato degli obiettivi terapeutici si differenzia dall’approccio americano, che invece raccomanda una terapia con statine in tutti i pazienti indipendentemente dai livelli plasmatici di colesterolo. L’obiettivo della strategia europea è di evitare una somministrazione generalizzata di farmaci, senza prima intervenire sui fattori di rischio modificabili come lo stile di vita e le abitudini alimentari.

Nel caso in cui questi interventi non siano sufficienti, la terapia cardine dell’ipercolesterolemia è rappresentata dai farmaci ipolipemizzanti: le statine, il cui dosaggio va incrementato in ogni paziente secondo l’efficacia e la tolleranza individuale, eventualmente in associazione all’ezetimibe.

Un’ulteriore novità delle linee guida appena pubblicate riguarda una nuova classe di farmaci ipolipemizzanti: gli inibitori del PCSK9. Quest’ultima è una proteina plasmatica che gioca un ruolo chiave nel metabolismo del colesterolo. Una serie di studi clinici ha recentemente dimostrato che gli inibitori del PCSK9, somministrati sottocute una volta al mese, sono altamente efficaci nel ridurre i livelli di colesterolo e rappresentano, quindi, un’importante novità nel trattamento dell’ipercolesterolemia. Gli inibitori del PCSK9 sono però farmaci molto costosi e, almeno in parte, in fase di sperimentazione, il cui utilizzo è limitato all’ambiente ospedaliero in pazienti selezionati, con valori di colesterolo elevati nonostante un intervento importante sullo stile di vita, sulle abitudini alimentari e una terapia con statine massimale.

 

2017-07-05T18:25:21+00:00 9 Settembre 2016|Categories: Novità, Salute|Tags: , , , , |0 Commenti