Così lo smog mette a rischio i polmoni dei bambini

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Così lo smog mette a rischio i polmoni dei bambini

Allarme inquinamento in molte città italiane. Che significa allarme per le funzionalità respiratorie dei più piccoli, visto che numerosi studi scientifici sanciscono il legame tra patologie e qualità dell’aria. Cambiare si può…

 

Negli ultimi giorni del 2015 le centraline di molte città italiane hanno registrato livelli di polveri sottili oltre la soglia di allarme per molti giorni consecutivi.

Sono molti gli studi che documentano la relazione tra l’aumentata prevalenza di alcune malattie respiratorie e la qualità dell’aria.

Un recentissimo studio Italiano, coordinato dal CNR di Pisa  ha evidenziato negli ultimi trent’anni un notevole aumento della prevalenza di rinite allergica, asma e bronco-pneumopatia cronica, nonostante le misure adottate in questo periodo per limitare i danni da inquinamento atmosferico. I principali fattori di rischio sono fumo ed esposizione lavorativa, ma emerge anche il peso del fattore urbano, sia per le allergopatie sia per le malattie croniche ostruttive.

Come possiamo spiegare questi dati? Non sono serviti a niente i provvedimenti restrittivi adottati negli anni e gli incentivi alle innovazioni eco-friendly? Dobbiamo pensare che i danni alla salute siano un prezzo inevitabile da pagare al benessere o esiste una soluzione?

Gli studi sulla funzionalità respiratoria in età pediatrica potrebbero fornire qualche spunto di riflessione.

Poiché mi occupo di allergie e malattie respiratorie infantili, seguo molto la letteratura scientifica su questi temi e posso dire che c’è qualche novità interessante.

Uno studio del novembre 2015 su 4880 bambini delle scuole di Londra, ha indagato l’effetto dell’esposizione a lungo termine all’inquinamento ambientale sulla funzionalità respiratoria. Dai dati riscontrati, emerge una relazione lineare fra livelli di biossido di azoto, indicativo anche per le polveri sottili, e riduzione dei parametri di funzionalità respiratoria. Dall’analisi mediante modelli matematici gli autori hanno quantificato l’aumento di prevalenza di bambini con funzione polmonare alterata in relazione agli aumenti di concentrazione di biossido d’azoto, e hanno così stabilito che l’inquinamento dell’aria è un fattore di rischio certo per asma. Ancora più interessanti sono i dati riferiti ai bambini che non avevano diagnosi di asma. Anche in questi bambini l’esposizione a lungo termine agli inquinanti è causa di parametri respiratori che si discostano dai teorici per sesso, etnia, età, anche se non sono chiaramente patologici e non causano malattia evidente. Si può quindi affermare che i bambini esposti per anni agli inquinanti hanno uno sviluppo polmonare inferiore a quello che ci si potrebbe aspettare. Anche se non possiamo ancora esserne sicuri, è probabile che la loro capacità polmonare al raggiungimento dell’età adulta sarà ridotta e che il loro apparato respiratorio sarà più fragile.

Un altro studio, pubblicato nel 2015 su una rivista scientifica molto importante, ci dice che il danno può essere reversibile, almeno in parte. Le buone notizie arrivano dalla California, dove norme restrittive sul traffico veicolare, introdotte negli ultimi vent’anni, hanno consentito una notevole riduzione dell’inquinamento. Per quindici anni, dal 1994 al 2011 gli autori hanno esaminato tre gruppi di teenagers, fra gli 11 e i 15 anni, ed hanno dimostrato che, man mano che l’inquinamento si riduceva, tutti i parametri studiati miglioravano. Ad esempio, la percentuale di ragazzi con FEV 1 * (aria espirata in un minuto di espirazione forzata) inferiore all’80% dell’atteso a 15 anni era il 7,9% nel gruppo studiato fra il 1994 e il 1998, il 6,3% nel gruppo 1997-2001 e il 3,6% nel gruppo 2007-2011.

Da tutto ciò si evince che non solo si può fare qualcosa per limitare i danni alla salute, ma che è necessario farlo abbastanza rapidamente, per non compromettere la salute degli adulti di domani. Si potrebbe cominciare dai comportamenti individuali, che sono alla portata di tutti, come limitare l’uso dell’automobile o tenere in casa una temperatura non superiore ai 20-21° in inverno. Ai governi si dovrebbe chiedere di proseguire con le misure già adottate, incrementarle, aggiungerne altre, considerando che gli investimenti sul miglioramento della qualità dell’aria saranno compensati da minore spesa sanitaria.

Bibliografia:

www.ifc.cnr.it/index.php/it/spotlight/391-malattie-e-sintomi-respiratori-in-aumento-lo-studio-di-popolazione-di-ifc-nell-arco-di-25-anni
 Francesco Barone et al.; PLoS One 30 novembre 2015
Gauderman et al.; New England Journal of Medicine marzo 2015

2017-07-05T18:28:12+00:00 13 Gennaio 2016|Categories: Politica sanitaria, Salute|Tags: , , |2 Comments

2 Comments

  1. Gianni Grandi 16 Gennaio 2016 al 8:37

    Buongiorno,
    allora fatemi capire bene. E’ stata identificata una correlazione tra polveri sottili e malattie del”apparato respiratorio?

  2. redazione 21 Gennaio 2016 al 16:52

    Gentile Gianni, come può leggere nel testo ci sono evidenze di vario tipo, come lo studio del novembre 2015 su 4880 bambini delle scuole di Londra, che ha indagato l’effetto dell’esposizione a lungo termine all’inquinamento ambientale sulla funzionalità respiratoria. Dai dati riscontrati, emerge una relazione lineare fra livelli di biossido di azoto, indicativo anche per le polveri sottili, e riduzione dei parametri di funzionalità respiratoria.

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