Sonno & bimbi: quando non dormono di chi è la colpa?

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Sonno & bimbi: quando non dormono di chi è la colpa?

  • bambino e sonno

Cosa fare quando il proprio bambino soffre di disturbi del sonno? Creare dei rituali che si ripetono tutte le sere può essere di grande aiuto. Ma sappiamo realmente da dove derivino questi problemi? Sono di natura fisiologica o psicologica?

I disturbi del sonno sono frequenti anche nei primi anni di vita.  I motivi possono essere molteplici: fisici, psicologici o di ordine sociale. Un sonno disturbato, irregolare o di durata insufficiente incide sulla salute e sui comportamenti del bambino, ma spesso non se ne ha una corretta percezione, perché durante il giorno il piccolo non sembra assonnato.
Di fronte ad un bambino iperattivo, aggressivo, irritabile o con problemi scolastici, la prima domanda da porsi è se dorma bene, senza risvegli, con buona ossigenazione e per un numero di ore che assicuri un buon recupero. Non si deve dimenticare che, pur nell’ambito di una certa variabilità individuale, un bambino ha necessità di un maggior numero di ore di sonno rispetto all’adulto.

Tutti sappiamo che i bambini non amano andare a dormire: il gioco si interrompe, il contatto con le persone anche, e il bambino piccolo non sa quanto durerà, perché non ha una corretta percezione del tempo. Creare dei rituali che si ripetono tutte le sere può tranquillizzarlo.
È bene abituare il piccolo ad addormentarsi nel suo lettino, inizialmente con accanto la mamma o il papà, poi da solo, ma con la consapevolezza di ricevere una risposta in caso di richiesta. Così se si sveglierà non sarà spaventato e magari riuscirà a riaddormentarsi da solo.   
Può succedere, però, che qualcuno non riesca facilmente ad addormentarsi o che si svegli spesso, magari piangendo. I motivi possono essere i più diversi, di tipo psicologico o sociale (ad esempio una casa molto piccola, con genitori che rientrano tardi dal lavoro o devono uscire molto presto al mattino).

È importante affrontare questo disturbo il prima possibile, perché, oltre ad incidere negativamente sulla salute e sui comportamenti del bambino, può provocare in tutta la famiglia  spiacevoli sentimenti di irritazione, frustrazione e rabbia, che rendono difficili le relazioni e peggiorano la situazione.  

Il primo passo è creare un contesto in cui il bambino possa addormentarsi in una situazione emotiva di sufficiente tranquillità. Aiutarlo in questo momento richiede da parte dei genitori una pazienza infinita, una ferrea determinazione, e anche … un po’ di diplomazia.   

Avere dei rituali, come detto sopra, aiuta. Il primo rituale consiste nel mantenere il più possibile costante l’ora di andare a dormire, in modo che il bambino, se piccolo, apprenda un ritmo, se è più grandicello incominci a prevedere l’avvicinarsi del momento. I bambini non amano gli imprevisti. Anche se protesta quando lo si chiama per andare a dormire, è più facile che se ne faccia una ragione.

Il passaggio dall’essere attivo e consapevole al lasciarsi andare alla passività del sonno è un momento difficile da affrontare per un bambino (e non solo).  E’ molto importante che ci ricordiamo questo, e affrontiamo con lui questo momento con calma e con paziente e irremovibile convinzione. Certo non è facile, dopo una giornata di lavoro, e quando si avrebbe voglia di fare altro, non mostrare impazienza se dobbiamo cantare dieci volte la stessa filastrocca, leggere dieci volte la stessa favola, portare altrettanti bicchieri d’acqua o altro a seconda dell’età, ma purtroppo non esistono scorciatoie. Bisogna che il bambino sappia che per lui ci siamo sempre quando ha bisogno, ma che il tempo della nanna non è qualcosa che si possa contrattare.


Un disturbo del sonno può avere anche cause organiche, in particolare le disfunzioni delle alte vie respiratorie influenzano negativamente la qualità e la durata del sonno. Le infezioni frequenti e le allergie provocano un aumento di volume delle adenoidi e dei turbinati nasali, con conseguente riduzione dello spazio per il passaggio dell’aria. Il piccolo allora tenderà a russare e a respirare attraverso la bocca. La respirazione orale favorisce le infezioni e l’aumento di volume delle tonsille, con ulteriore peggioramento della funzione respiratoria. Se l’ostruzione nasale persiste a lungo, il palato cresce in altezza, anziché in larghezza, per la mancata azione modellatrice della lingua, e lo spazio per il passaggio dell’aria si riduce ancora di più.
Il naso “tappato” può impedire la fuoriuscita del muco, che, appena il bambino si corica scende nel rinofaringe, e stimola il recettore della tosse. Il piccolo comincia a tossire e a quel punto non dorme più nessuno.

Un vero circolo vizioso che, se persistente nel tempo, deve assolutamente essere interrotto, con l’aiuto del pediatra e, se è il caso, dell’otorino, dell’allergologo pediatra e dell’ortodontista.

Sappiamo per esperienza che interrompere questo circolo vizioso e tornare a passare notti tranquille, qualunque sia stata l’origine del disturbo, non è lavoro né breve né facile. Anche in questo caso il metodo suggerito è quello descritto sopra. Possiamo comunque sperare che se non ci lasceremo scoraggiare e saremo perseveranti, il bambino imparerà qualcosa che gli servirà anche per affrontare altri compiti nella vita. E forse anche noi scopriremo qualcosa di più sul nostro rapporto con lui.

2018-02-08T11:04:10+00:00 8 febbraio 2018|Categories: Bambini|Tags: , , , , |0 Commenti