I neurologi, internet e social: sì grazie, ma con i giusti limiti

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I neurologi, internet e social: sì grazie, ma con i giusti limiti

  • nuerologi e social media: una ricerca

Uno studio rivela che molti specialisti usano i social per comunicare con i pazienti. Un’occasione per migliorare l’informazione, che però contiene molti rischi per privacy ed etica. I numeri e l’opinione del dottor Alberto Lerario, uno degli autori dello studio, neurologo del Centro medico Santagostino

L’uso di dispositivi digitali e l’introduzione dei social network hanno trasformato molti aspetti della pratica clinica. Un numero sempre crescente di medici utilizza i social media per condividere informazioni relative alla salute su una serie di condizioni, per migliorare lo sviluppo professionale, ma anche per facilitare o rafforzare la relazione medico-paziente, a volte anche fornendo consulenze online. Inoltre dispositivi digitali, inclusi dispositivi indossabili ed exergame (exercise-gaming, ovvero l’uso di videogiochi commerciali per la riqualificazione delle funzioni compromesse), stanno entrando sempre più nella pratica clinica, integrando gli strumenti più tradizionali per monitorare le prestazioni o la riabilitazione.

Un gruppo di studio su “Tecnologia digitale, Web e social media” afferente alla SIN (Società Italiana di Neurologia), tramite un sondaggio online in cui hanno partecipato 405 neurologi, ha cercato di esplorare atteggiamenti, consapevolezza, opinioni ed esperienze dei neurologi nei confronti dei social media e dei dispositivi digitali. Dallo studio è scaturito anche un articolo, pubblicato su Frontiers in Neurology.

La maggior parte dei partecipanti (56%) utilizza i social media per comunicare con i pazienti, sebbene il 65% sia contrario all’amicizia con loro sui social media. La maggior parte dei partecipanti interagisce con i pazienti sui social media al di fuori dell’orario di lavoro (65,2%) e pensa che i social media abbiano migliorato (38,0%) o notevolmente migliorato (25,4%) la relazione con i pazienti. 

Nonostante quindi emerga che i social hanno modificato positivamente la relazione con i pazienti, il comportamento generale dei neurologi mira a mantenere in essere i confini in una relazione medico-paziente online. È evidente infatti che la questione solleva problemi di privacy ed etici: i principali sono legati al mantenimento dei confini o al rispetto della privacy e dei dati personali che possono sorgere nelle interazioni online, ma anche – nel caso delle consulente online – il problema di sviluppare empatia nella relazione medico-paziente a causa della mancanza di contatto fisico, nonché dell’interazione terapeutica.

C’è da sottolineare un altro aspetto, però. Nello studio, quasi il totale dei neurologi partecipanti (95%) ha riferito di aver visitato pazienti che avevano già effettuato un’autodiagnosi su Internet, e che la maggior parte dei medici ha cercato di sviluppare o migliorare un atteggiamento critico dei propri pazienti nei confronti delle informazioni recuperate online, avvertendo i pazienti di siti Web che forniscono informazioni inaffidabili o imprecise o addirittura fornendo consulenza a fonti di informazione online affidabili.

Guardando a questo aspetto, l’uso dei social media può rivelarsi utile e vantaggioso per i pazienti, dando la possibilità ai medici di usare le piattaforme social per fornire e condividere informazioni affidabili e scientificamente validate relative alla salute. Invece di scoraggiare l’uso di Internet, i medici dovrebbero educare i pazienti a un uso più critico di esso, traendone vantaggio e guadagnando una maggior fiducia dei pazienti facendo riferimento ai risultati di studi scientifici.

Presto, l’uso sempre crescente dei social network online e la disponibilità dei dispositivi digitali porterà una nuova dimensione all’assistenza sanitaria quotidiana. I benefici includeranno la maggiore disponibilità a generare, condividere e commentare i problemi di salute, con l’obiettivo finale di migliorare i risultati sulla gestione clinica e le pratiche di comunicazione. Tuttavia, ciò comporta anche maggiori rischi associati alla diffusione di informazioni inaffidabili o di bassa qualità e alla protezione della privacy delle informazioni. Le norme sulla riservatezza medica dovrebbero formalmente affrontare la questione della sicurezza e della condivisione delle informazioni online dei pazienti, nonché della relazione con i pazienti sui social media. Il pericolo maggiore è che il progresso tecnologico non vada di pari passo con un adattamento giuridico e culturale, creando così ambiguità e rischi per medici e pazienti.

 

Bibliografia:

The Use of Social Media and Digital Devices Among Italian Neurologists. Lavorgna L, Brigo F, Abbadessa G, Bucello S, Clerico M, Cocco E, Iodice R, Lanzillo R, Leocani L, Lerario A, Moccia M, Padovani A, Prosperini L, Repice A, Stromillo M, Trojsi F, Mancardi G, Tedeschi G, Bonavita S. Front Neurol. 2020 Jun 16;11:583

https://www.frontiersin.org/articles/10.3389/fneur.2020.00583/full

2020-07-20T15:39:30+02:00 20 Luglio 2020|Categories: Politica sanitaria|0 Commenti