Infertilità di coppia: l’orologio biologico esiste davvero

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Infertilità di coppia: l’orologio biologico esiste davvero

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Perché l’infertilità di coppia è in sensibile aumento e quali sono i percorsi e le terapie più idonee per aiutare chi vive questo problema

Una coppia viene definita “infertile” dopo un anno di rapporti sessuali completi e non protetti che non hanno portato a una gravidanza. Si tratta di una condizione che, purtroppo, riguarda sempre più famiglie italiane, complice anche l’età in cui la donna cerca il primo figlio.

L’età media della prima gravidanza in Italia è infatti di 31 anni, a differenza della media europea che si attesta intorno ai 29-30 anni, ma molto spesso le donne arrivano ad aspettare anche dopo i 35 anni.

L’insuccesso, in questo caso, è dato da un vero e proprio “orologio biologico” che scandisce il tempo non solo nella testa, ma anche nel corpo della donna. Ogni donna in età fertile ha infatti una riserva ovarica che corrisponde al numero di ovociti e quindi alla capacità dell’ovaio di produrre follicoli capaci di essere fertilizzati. Il numero di questi ovociti può iniziare a calare intorno ai 30 anni per poi decrescere drasticamente intorno ai 40. Questo significa che il numero di ovociti che possono essere “reclutati” per una gravidanza diminuisce.

Oltre all’età ci sono però diversi fattori responsabili dell’infertilità femminile e dell’infertilità maschile (riduzione del numero di spermatozoi e della qualità del liquido seminale), che sono legate principalmente a uno stile di vita errato. Tra questi è importante ricordare:

  • fumo di tabacco
  • alcool
  • utilizzo di droghe
  • obesità
  • malattie sessualmente trasmesse

Leggi anche: “Fertilità maschile a picco, colpa di inquinamento e stili di vita”

PMA: l’importanza di un approccio personalizzato

Oggi sempre più spesso le coppie tendono a far ricorso, forse in modo un po’ troppo sbrigativo, alle tecniche di procreazione medicalmente assistita (PMA), quando invece sarebbe stato opportuno intervenire prima sugli stili di vita o con interventi terapeutici medici o chirurgici.

Ogni approccio alle tecniche di PMA è personalizzato e deve essere selezionato e mirato partendo dalla storia clinica di entrambi i membri della coppia. Si tratta infatti spesso di un percorso molto lungo e oneroso, non solo dal punto di vista economico ma anche – e soprattutto – dal punto di vista psicologico.

Ecco perché gli specialisti dovrebbero correttamente informare secondo scienza e coscienza a proposito delle percentuali di successo, che sono variabili a seconda della tecnica prescelta e dell’età della donna, così da non creare false illusioni.

È difficile stabilire a priori le probabilità di ottenere una gravidanza a seguito di una terapia di PMA, in quanto spesso variano a seconda dell’età della donna e dal Centri PMA di riferimento. In linea generale, tuttavia, le tecniche di 1° livello (IUI) registrano minori percentuali di successo rispetto a quelle di secondo livello (FIVET-ICSI).

2019-10-21T12:07:05+00:00 21 Ottobre 2019|Categories: Salute, Salute della donna|Tags: , |0 Commenti