Medicina Funzionale, longevità e benessere dell’organismo

/, Star bene, Stili di vita/Medicina Funzionale, longevità e benessere dell’organismo

Medicina Funzionale, longevità e benessere dell’organismo

Troppo spesso il medico si dedica a gestire la complessità della malattia e a curarla, perdendo di vista gli aspetti di protezione della salute, del generale e complessivo benessere dell'organismo e dello stile di vita, nostro più prezioso alleato.

Da gestione del sintomo a ripristino della funzione

In Italia, la durata media della vita non è mai stata così lunga. (1) Negli ultimi 30 anni la speranza di vita alla nascita è passata da 73 a oltre 80,5 anni per i maschi e da 80 a 85 per le femmine, grazie agli enormi progressi in ricerca biomedica e in medicina. (2)

Ci si aspetta di vivere molto più a lungo, è ormai assodato, ma come viviamo?
La stragrande maggioranza delle patologie che mettono una fine anticipata alle nostre vite non hanno più una causa prima identificabile, come il Covid-19 o la peste bubbonica, ma dipendono dalla convergenza di fattori causali molteplici e hanno un andamento che tende a prolungarsi nel tempo, un tempo lungo anni, spesso decenni.

Il punto non è quanti anni ci si attende di vivere, quanto gli anni che ci si attende di vivere senza il fardello di malattie debilitanti quali Alzheimer, diabete scompensato, ipertensione, malattie psichiatriche o traumi invalidanti. La speranza di vita in condizioni “accettabili” di salute si riduce a 62,8 anni per i maschi e 61,9 per le femmine, in linea con le altre nazioni europee: il quadro, dunque, se visto da questo punto di vista non è più così roseo. (3)

Come interviene il medico, in questo scenario?

Obiettivo primario degli anni che un medico dedica alla propria formazione è di apprendere l’enormità di informazioni indispensabili a riconoscere uno specifico corredo sintomatologico, per arrivare a formulare una diagnosi precisa e inequivocabile e, in ultima istanza, a intervenire per eliminare, ridurre o attenuarne le conseguenze. Diventare un abile neurochirurgo, cardiologo, immunologo, internista o rianimatore richiede anni di dedizione e di esperienza dedicata ai malati. Il compito di intervenire prima del manifestarsi della condizione patologica, per ridurne l’impatto, di fatto non è un compito che è assegnato al medico, con la conseguenza che in linea generale si attende che la malattia si manifesti, in modo da permettere una diagnosi specifica e il suo successivo trattamento.

Il medico è preparato a gestire la complessità della malattia e a curarla, ma è costretto a lasciare ad altri la responsabilità di occuparsi di protezione della salute (pubblica e singola), di nutrizione, di benessere psichico e fisico.

La svolta della Medicina Funzionale

Riguardo alla pandemia di Covid-19, i dati che emergono tendono invariabilmente a suggerire alcuni aspetti salienti dell’infezione:

  • i maschi ne pagano le conseguenze più che le femmine;
  • la mortalità aumenta con l’aumentare dell’età;
  • i portatori di patologie croniche (ipertensione, enfisema, cardiopatie ischemiche, aterosclerosi, diabete, problematiche renali o epatiche) sono i soggetti di gran lunga più a rischio di complicanze e di esito sfavorevole. (4, 5)

Si tratta di aspetti che ricalcano strettamente i rischi di danno alla salute che affliggono la popolazione generale: i maschi sono meno longevi delle femmine e la mortalità cresce esponenzialmente con l’avanzare dell’età e con il procedere del danno cardiovascolare.

In sostanza, il Covid-19, costretto a uscire dal suo ambiente naturale come conseguenza dei danni provocati dalle attività umane, trova un organismo – il nostro – in cui può continuare a riprodursi e proliferare rapidamente approfittando della mancanza di difese adeguate, ulteriormente ridotte in soggetti anziani o patologici. In assenza di un trattamento vaccinale efficace, significa che un requisito essenziale per combattere la malattia diventa possedere ad ogni età un soddisfacente equilibrio di salute.

Leggi anche: L’epidemia di Covid-19 e il nostro stato di salute, cosa possiamo fare per ripartire e imparare a difenderci

Il compito che hanno ricercatori, operatori sanitari e istituzioni coinvolti nello sforzo di ridurre l’impatto delle patologie cronico-degenerative è difficile e spesso ingrato. La difficoltà maggiore sta nel doversi confrontare in ogni momento con la realtà della società contemporanea ormai inestricabilmente legata al consumo di massa alimentato dalla capillare, massiccia macchina propagandistica dell’industria dei consumi che premia comportamenti che si contrappongono frontalmente alle esigenze dell’ambiente e del benessere fisico delle persone. Il conto che si paga è molto salato.

Vaccino o meno, la pandemia ci sta mettendo di fronte alla necessità inderogabile di promuovere un nuovo paradigma di medicina che non pretende di presentarsi in alternativa a quello, insostituibile, basato sulla gestione della malattia in atto e sul prolungamento della vita. Si tratta piuttosto di espandere il ventaglio dell’intervento medico verso una piena attenzione all’alterazione delle funzioni biologiche che regolano l’equilibrio dell’organismo, un salto di qualità che porti il medico a occuparsi, oltre che dei malati, anche della qualità della vita e a lavorare per ridurre le enormi sofferenze legate alle malattie cronico-degenerative, in primis di quelle a carico del sistema cardiocircolatorio.

La Medicina Funzionale considera l’organismo umano come un ecosistema in equilibrio nel quale singoli eventi dinamici, anche inattesi, non hanno un impatto rilevante; al contrario eventi molteplici ripetuti hanno il potenziale di aumentarne la resilienza o di causare danno e malattia. Per questo organismo, un ruolo primario lo ricoprono il cibo e l’acqua: il corretto svolgersi delle complesse funzioni di tutti gli organi si fonda in misura predominante sul funzionamento armonico dell’apparato digerente, che, anche attraverso  la convivenza pacifica con i miliardi di organismi (il microbiota) che vi risiedono, ha un ruolo esclusivo nella digestione e assorbimento delle fonti energetiche e uno fondamentale nella regolazione delle difese immunitarie e dei processi infiammatori. Altro cardine è l’adeguato e costante livello di moderata attività fisica, con conseguente graduale diminuzione della sedentarietà tipica di questi tempi.

Longevità e benessere

In sostanza, la medicina funzionale non rappresenta un’alternativa alla medicina occidentale come lo sono, ad esempio, l’omeopatia o l’ayurvedica. Ne condivide integralmente le basi scientifiche e metodologiche e mira ad estenderne i confini, occupandosi anche delle persone sane o, più correttamente, di quelle a rischio di sviluppare malattia, vale a dire la stragrande maggioranza delle persone. L’obiettivo esplicito è di contribuire a ridurre la medicalizzazione e gli enormi costi della medicina riparativa, unitamente all’aumento del benessere fisico in una vita propriamente longeva. 

Se le basi scientifiche sono comuni, l’approccio clinico al paziente in medicina funzionale si discosta da quello della medicina sintomatica in due aspetti rilevanti: nei rapporti con le persone in cura e con il personale di sostegno.

Le persone in cura entrano in un programma di presa in carico che invariabilmente si svolge lungo un arco di tempo prolungato nel tempo. Alla prima visita il medico investe il tempo necessario per arrivare a valutare non solo gli aspetti propriamente sintomatici e biomedici coinvolti, ma anche i potenziali fattori di rischio ereditari, ambientali, professionali, nutrizionali e di stile di vita personale e sociale di chi richiede assistenza. È indispensabile che il paziente comprenda a fondo il razionale del programma, le sue finalità e il proprio ruolo, che è attivo e mai passivo. Il tempo investito nel primo colloquio si riflette in preziosa acquisizione di fiducia reciproca.

Il personale di sostegno è rappresentato da professionisti altamente qualificati (psicologi, biologi nutrizionisti e fisioterapisti) che hanno superato un lungo periodo di training come “coach”. I coach rappresentano il cuore pulsante della presa in carico: una volta formulato il programma clinico da parte del medico, saranno i coach a farlo portare avanti dal paziente, lavorando al raggiungimento gli obiettivi, al superamento delle difficoltà quotidiane e all’instaurarsi di una fiducia reciproca. Il coach riferirà regolarmente al medico, come stabilito dal protocollo, ma porterà avanti il programma per tutta la sua durata senza una supervisione diretta fino alla valutazione finale.

Note e riferimenti bibliografici
1) QuotidianoSanità – Dati Istat
2) Istat – Tavole di mortalità
3) Ministero della Salute
4) Grasselli G et al. Baseline Characteristics and Outcomes of 1591 Patients Infected With SARS-CoV-2 Admitted to ICUs of the Lombardy Region, Italy. JAMA 2020; Publ Online 04/06/2020
5) Song CY et al. Covid-19 early warning score: a multi parameter screening tool to identify highly suspected patients. MedRxiv 2020.

2020-06-12T14:59:23+02:00 25 Maggio 2020|Categories: Salute, Star bene, Stili di vita|Tags: , , , , |0 Commenti