Microbiota e stile di vita: un viaggio dentro l’intestino alla ricerca di una vita più lunga e più sana

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Microbiota e stile di vita: un viaggio dentro l’intestino alla ricerca di una vita più lunga e più sana

  • microbiota alimentazione

Secondo gli ultimi dati pubblicati dall’OMS, i bambini italiani sono tra i più grassi d'Europa (il 20% degli under 18 è obeso) e in tutta Europa sono quasi 3 milioni le persone che muoiono ogni anno per malattie legate a sovrappeso e obesità. Già Ippocrate, quasi 2.500 anni fa, sosteneva che “Se fossimo in grado di fornire a ciascuno la giusta dose di nutrimento ed esercizio fisico, né in difetto né in eccesso, avremmo trovato la strada per la salute”. Vediamo in questo articolo come alimentazione e stile di vita influenzano il “microcosmo” presente nel nostro intestino, fondamentale per mantenerci in salute.

Il microbiota è un organo antichissimo tanto che ha 5 miliardi di anni ed è l’insieme dei miliardi di microrganismi presenti nel nostro corpo (batteri, virus, funghi, lieviti, protozoa, elminti…), soprattutto nel nostro intestino. E’ un organo perché è trapiantabile, esattamente come il rene o il cuore, tanto è vero che una delle teorie è che siamo noi a essere suo vettore. Ha 10 volte il numero delle cellule che ha il nostro organismo e 150 volte il nostro genoma umano. Un dato interessante è che dal microbioma deriva l’80% dei nostri geni, questi geni hanno una variabilità altissima, mentre è solo il 20% la percentuale di geni ereditati dai nostri antenati, con variabilità bassissima (i geni cambiano nel tempo e cambiano da una generazione all’altra; l’ambiente, inoltre, domina la genetica dell’ospite plasmando il microbiota intestinale umano –  Rothschild, Nature 2018)

Il microbiota è anche responsabile per il 70% del nostro sistema immunitario, quindi è il caso di dare la giusta importanza a questo mondo, ancora in parte sconosciuto.

Cosa modula il nostro microbiota intestinale

Ci sono in primo luogo la nostra età e le nostre “origini genetiche”, il patrimonio di geni che abbiamo ereditato. Poi hanno un’influenza notevole i primi 100 giorni di vita dal momento del concepimento: la gravidanza e la dieta della mamma, lo sviluppo del feto, il movimento e la serenità di quel primo momento di crescita. A seguire, lasciano la loro traccia il tipo di parto: a seconda che il feto sia passato dal canale vaginale o nato con parto cesareo il microbiota può infatti formarsi in modo diverso; successivamente tutto il periodo dell’allattamento e naturalmente il delicato momento dello svezzamento.

L’altra grossa variabile è la nostra alimentazione: il tipo di dieta quotidiana che seguiamo, con attenzione tanto ai macronutrienti quanto ai micronutrienti, alla quantità di calorie ingerite, alla presenza di additivi nei cibi che mangiamo e alle tipologie di cottura che siamo abituati ad adottare. Ad esempio, con alcune cotture prolungate le molecole sensibili al calore vengono parzialmente o completamente annientate, con riduzione del valore nutritivo del cibo (soprattutto sali minerali e microelementi) e la digeribilità di alcuni prodotti si riduce drasticamente, facendo aumentare i tempi di permanenza gastrica e intestinale. L’uso sistematico di cottura alla piastra, alla brace e frittura può comportare dei rischi di cancerogenesi perchè si possono formare alcuni composti tossici e/o mutageni del DNA. Al contrario, in alcuni casi il trattamento termico può assumere un ruolo favorente la disponibilità di alcuni nutrienti (nell’albume d’uovo il calore inattiva la avidina, con conseguente maggiore disponibilità delle vitamine; nel pomodoro attiva il licopene, molecola antiossidante).

L’alimentazione deve essere varia e bilanciata a partire dalla prima infanzia, proprio per evitare di cadere nel pericolo dell’obesità e del sovrappeso, che poi trascinano le loro conseguenze in età adulta.

Anche eventuali interventi terapeutici con farmaci (quali antibiotici o inibitori di pompa protonica) possono alterare l’equilibrio del microbiota: mentre l’assunzione di probiotici o il trapianto fecale di microbiota sono invece esempi di come si possa influire positivamente su questo microcosmo, ristabilendone l’equilibrio.

Esistono poi elementi più sottili, emotivi, che condizionano il nostro microbiota: per esempio, la durata e qualità del sonno, la presenza di stress, l’aver subito abusi o violenze, l’ambiente sociale in cui si è inseriti e che si frequenta, la qualità delle proprie relazioni, addirittura la presenza di animali nell’ambiente domestico.

La resilienza del microbiota

Il microbiota ha un’altissima resistenza allo stress ma, a seconda che sia in uno stato di eubiosi (microbiota sano) o disbiosi (microbiota malato) porterà rispettivamente salute o malattia all’organismo. Quest’ultima condizione nasce dal fatto che la disbiosi procura il cosiddetto “leaky gut” (letteralmente “intestino gocciolante”) e quindi la sindrome enteropatogenetica, in conclusione tante malattie nascono dall’intestino. Gli studi relativi a questo fenomeno sono in corso e questo termine non è stato ancora ufficialmente inserito nella nomenclatura medica ufficiale (Classificazione statistica internazionale delle malattie e dei problemi di salute correlati, ICD-10). Ma esistono diversi studi che correlano la disbiosi intestinale alle malattie autoimmuni (che vanno dal diabete di tipo 1, al morbo di Crohn, alla sclerosi multipla, alla celiachia); a malattie infiammatorie e allergiche, come l’asma o le dermatiti, ad altre sindromi multisistemiche come l’obesità, il colon irritabile, diversi malassorbimenti e intolleranze alimentari, la depressione, l’autismo, l’Alzheimer o il Parkinson (1).

Microbiota e attività fisica 

Ci sono molti studi (2) che dimostrano che l’attività fisica migliora il microbiota: atleti professionisti e individui più in forma presentano infatti una composizione più diversificata rispetto alle loro controparti sedentarie o meno in forma ed è stato dimostrato che l’allenamento fisico aumenta l’abbondanza di specie batteriche associate alla produzione di butirrato (un acido grasso importante per il miglioramento della barriera intestinale che sequestra agenti tossici e batteri all’interno dell’intestino). Nel loro insieme, questi risultati suggeriscono che l’esercizio fisico può suscitare una maggiore abbondanza di specie batteriche sane (cioè produttori di butirrato), come i Firmicutes, che possono aiutare a fortificare l’epitelio intestinale e prevenire l’insorgenza delle varie patologie discusse sopra. Un recente studio (3)  dimostra infine come la composizione del microbiota intestinale ha aumentato nei giovani sani le capacità del fitness cardiorespiratorio (VO2max: consumo massimo di ossigeno). In particolare il VO2max era associato ad un aumento di Firmicutes rispetto ai Bacteroides, mentre altre misure di fitness non erano significativamente correlate alla composizione del microbiota intestinale tra questi giovani adulti sani.

Un altro tassello, quindi, che correla lo stile di vita e le abitudini quotidiane al nostro benessere complessivo: agire sull’esercizio fisico in modo corretto può cambiare il microbiota e, viceversa, agire sul nostro microbiota può migliorare la capacità di svolgere attività fisica, in un circolo virtuoso di comportamenti sani e buone pratiche.

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Approccio funzionale: campare 100 anni in salute è possibile?

Abbiamo visto come il microbiota e la vita intestinale siano fortemente intrecciati con il nostro generale stato di salute.

L’approccio della medicina funzionale ha come obiettivo migliorare e allungare l’aspettativa e la qualità di vita delle persone: le “terapie” che propone sono in primo luogo percorsi di educazione alimentare, di promozione dell’attività fisica e di  supporto motivazionale – emotivo per evitare lo stress. In questo contesto, l’attenzione al microbiota è centrale e naturale, nel senso che non ci potrebbe essere approccio migliore per seguire e comprendere questo organo così importante.

La medicina funzionale incontra un paziente (non una patologia o un sintomo) e interviene modulando la dieta, l’attività fisica, le terapie farmacologiche quando necessarie, la gestione degli eventi stressanti e tutti i fattori ritenuti importanti per quel paziente, per far sì che il suo organismo – microbiota compreso! – arrivi a un generale stato di benessere e lo mantenga nel tempo il più a lungo possibile.

Anche Einstein diceva: “Per quelli che non hanno tempo per la nutrizione e l’attività fisica: farebbero meglio a riservare il loro tempo alle malattie future”.

 

  1. Valles-Colomer, NatMicrobiol2019 Klancic, Journal of sports and health science 2020 Ridaura, Science 2013 Kelly, Nature 2019 Sharn, Cell 2019 Sampson, Cell 2016.
  2. Allen et al., 2017; Choi et al., 2013; Clarke et al., 2014; Estaki et al., 2016; Evans et al., 2014; Lambert et al., 2015; Petersen et al., 2017; Petriz et al., 2014; Queipo-Ortuno et al., 2013
  3. Durk, International Journal of Sport Nutrition and Exercise Metabolism – 2019