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Pubblicato inSalute

Microbiota, c’è vita nell’intestino

microbiota

I microorganismi che vivono nel nostro apparato digerente svolgono tantissime funzioni essenziali al buon funzionamento del corpo umano: scopriamo di cosa si tratta e come prendercene cura

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“Tutte le malattie hanno origine nell’intestino” e “fa’ che il cibo sia la tua medicina e la medicina sia il tuo cibo” sono due tra i più celebri aforismi ippocratei che, a distanza di più di duemila anni, conservano immutata la loro forza e verità.

La relazione tra alimentazione e salute (sia in termini fisici che psichici) è oggetto di studio da molti anni e prima di tutto viene mediata dall’insieme dei microorganismi (principalmente batteri, ma anche virus e miceti) che abitano l’apparato digerente dell’essere umano, ribattezzati “microbiota umano”.

CHE COS’È IL MICROBIOTA UMANO. Il microbiota umano è pertanto a tutti gli effetti “vivo” e come tale in continua modificazione. Si sviluppa nel corso dei primi giorni di vita, sopravvive sorprendentemente a lungo e varia da individuo a individuo. Alcuni ricercatori sostengono che il microbiota debba essere considerato un organo vero e proprio, squisitamente convertito alla fisiologia dell’essere umano, in grado di assolvere funzioni che non saremmo in grado di svolgere altrimenti, come il controllo dell’immunità, l’assorbimento del cibo, la sintesi di sostanze fondamentali, la disgregazione e eliminazione di sostanze come la cartilagine e la regolazione della massa ossea. Il “microbioma” (inteso come il patrimonio genetico del microbiota, che si stima essere costituito da 100 volte il numero di geni dell’uomo) può essere studiato attraverso l’analisi di un semplice campione di feci mediante tecniche di sequenziamento genomico.

Così come un terreno fertile è ricco di materia organica (microorganismi vivi e vitali che degradano e trasformano le sostanze in molecole assimilabili dalle radici delle piante), allo stesso modo l’uomo non può sopravvivere senza un microbiota florido e sano.

ANCHE IL MICROBIOTA SOFFRE. Ma, come un terreno può inaridirsi se trattato con prodotti chimici, anche il microbiota si può ammalare. In tal caso si parla di “disbiosi”, ovvero dell’alterazione della flora dei microorganismi che costituisce il microbiota. Una delle principali cause di disbiosi (oltre all’utilizzo di farmaci e all’infezione da parte di agenti patogeni che provengono dall’esterno dell’organismo) è una dieta poco equilibrata, sia in termini qualitativi sia quantitativi. Alcuni studi hanno dimostrato che le diete a basso contenuto di fibre e ad alto contenuto di zuccheri e alimenti raffinati favoriscono la crescita dei batteri patogeni e rallentano la motilità intestinale, favorendo la fermentazione e putrefazione intestinale. Inoltre questi alimenti sono poveri delle sostanze nutritive necessarie a nutrire e riparare gli organi dell’apparato digerente.  Le disbiosi si manifestano non solo con sintomi a carico dell’apparato gastrointestinale (nausea, vomito, gonfiore, dolori addominali, diarrea cronica, stipsi cronica) ma, date le molteplici e ubiquitarie funzioni del microbiota, anche con una molteplicità di sintomi sugli altri apparati e organi (infezioni ricorrenti a carico dell’apparato genitale e urinario, perdita della libido, alterazioni dell’umore).

COME CURARSI. Le disbiosi causate da alimentazione non equilibrata si possono curare: il microbiota è in continua modificazione e, se ben “alimentato”, può tornare a funzionare correttamente. Come? Modificando la dieta. Dieta, dal greco diaita, significa “stile di vita”. Potremmo quindi dire “modificando lo stile di vita a 360 gradi”.  Ovvero, sì modificando l’alimentazione (prediligendo verdure a foglia verde, cereali integrali, semi, frutta secca, pesce pescato e carne biologica), ma anche aumentando l’attività fisica, diminuendo le situazioni di stress, prestando più attenzione ai segnali che il nostro corpo manda alla nostra mente.

LE MALATTIE INFIAMMATORIE. Le disbiosi più gravi possono essere responsabili di malattie infiammatorie dell’apparato gastrointestinale, come la rettocolite ulcerosa e il morbo di Chron. Si tratta di malattie intestinali che possono compromettere in modo significativo la qualità di vita dell’individuo, il cui trattamento a oggi consiste nell’utilizzo di farmaci immunosoppressori (che possono causare effetti collaterali importanti) e nell’intervento chirurgico di asportazione di parti dell’apparato gastrointestinale. L’associazione tra disbiosi e malattie infiammatorie intestinali ha fatto pensare al trattamento di queste patologie con il trapianto di microbiota fecale (trapianti di feci), che ha come obiettivo il ripristino dell’ecologia microbica e dell’omeostasi dell’intestino, reintroducendo un microbiota umano equilibrato, prelevato da feci di un donatore sano (spesso parenti) o in certi casi da feci “donate” precedentemente dallo stesso soggetto. Gli studi scientifici in corso mostrano risultati davvero promettenti, con effetti collaterali di scarso impatto.

Conoscere il funzionamento del microbiota umano, dunque, non può che migliorarci la vita.