Obesità, diabete e cancro: la correlazione è scritta nei geni

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L'ennesima conferma dagli studi sul Dna: l'obesità è una delle principali cause di mortalità. E l'unica forma di prevenzione è un corretto stile di vita

L’obesità è una malattia pandemica, che sta interessando adulti e bambini in maniera sempre più frequente. Secondo dati dell’OMS, la prevalenza dell’obesità a livello globale è raddoppiata dal 1980 ad oggi; nel 2014 si contavano già 1,9 miliardi di adulti in sovrappeso, tra cui oltre 600 milioni di obesi.

Attualmente il 10% dei bambini in Europa e negli Stati Uniti è in sovrappeso o obeso e l’obesità sta aumentando velocemente anche nei Paesi a basso medio reddito, come l’Asia e l’Africa.
Tutto l’allarmismo legato a questi numeri è dovuta al fatto che l’obesità rappresenta uno dei principali problemi di salute pubblica a livello mondiale, non solo per la sua prevalenza in costante e preoccupante aumento, ma perché è un importante fattore di rischio per varie malattie croniche, quali il diabete mellito di tipo 2, le malattie cardiovascolari e i tumori. Si stima che il 44% dei casi di diabete tipo 2, il 23% dei casi di cardiopatia ischemica e fino al 41% di alcuni tipi di tumori sono attribuibili all’obesità/sovrappeso. In totale, sovrappeso e obesità rappresentano il quinto più importante fattore di rischio per mortalità globale e i decessi attribuibili all’obesità sono almeno 2,8 milioni all’anno nel mondo. L’obesità sta diventando, più che il fumo, la prima causa di morte prematura nella popolazione.

Un’importante scoperta

Se ormai da tempo si è quindi appurata la correlazione clinica tra obesità, alcuni tipi di cancro, malattie cardiovascolari e malattie metaboliche, fino adesso nessuno aveva trovato la correlazione genetica, ovvero la presenza di espressioni del DNA che potessero spiegarne il nesso.
I ricercatori del Centro della Complessità e dei Biosistemi (CC&B) dell’Università di Milano sono riusciti a combinare set di dati provenienti da diversi data base pubblici superando numerose difficoltà tecniche grazie a metodiche all’avanguardia. Da questo nuovo approccio sono riusciti ad identificare 38 geni che sembrerebbero alterati nelle cellule adipose dei soggetti obesi e che risultano invece normali in quelli normopeso. Questi geni rappresentano una specie di marker genetico della condizione di obesità e si associano a condizioni di infiammazione, di alterata risposta immunitaria e infertilità. Ciò che ha sollevato un grande interesse nel campo scientifico è il fatto che l’alterazione di questi geni si riscontra anche nei soggetti con diabete mellito tipo due e nel cancro della mammella, tanto da confermare l’associazione tra questo tipo di tumore, il diabete e l’obesità.

L’obesità grave riferibile ad alterazioni genetiche rappresenta solo un 5% dei casi e in questi casi l’eccesso di peso rappresenta solo una piccola parte dei problemi di salute di chi ne è affetto. Nonostante i numerosi studi clinici nessuno ad oggi è riuscito a dimostrare con forza la responsabilità genetica dell’obesità, che ancora una volta sembra riferibile a fattori ambientali e allo stile di vita. Si pensi infatti che uno studio condotto su gemelli omozigoti, quindi con lo stesso patrimonio genetico, ha evidenziato che un fratello diventa obeso diversamente dall’altro solo a causa di uno stile di vita scorretto. Non esiste pertanto il gene dell’obesità che ci si porta dalla nascita, ma solamente uno squilibrio calorico tra entrate (alimentazione) ed uscite (movimento).

Lo studio, condotto dai ricercatori della CC&B, capitanato dalla dottoressa Caterina La Porta e recentemente pubblicato sulla rivista npj Systems Biology and Applications  ha evidenziato come sia l’obesità di per sé a portare alla alterazione (deregulazione) di questi 38 geni, e non il contrario. Ovvero, non sono i geni deregolati che favoriscono l’obesità. Alcuni di questi geni, come abbiamo accennato, sono coinvolti nel sistema immunitario, nell’interazione tra le cellule e la matrice extracellulare, nella infiammazione, nel sistema digestivo, nella fertilità e in alcuni tipi di cancro, tra cui quello alla mammella, e da qui la correlazione di cui abbiamo parlato prima.
È stato anche valutato se sia possibile ripristinare la corretta funzionalità dei sopracitati geni con, per esempio, la chirurgia bariatrica. Ovvero, è possibile che un forte calo di peso ripari le alterazioni genetiche? In realtà dopo tre mesi dalla chirurgia bariatrica non si sono avuti cambiamenti, ma è possibile che il tempo di studio sia troppo corto e sono pertanto necessari ulteriori approfondimenti.

Contro l’obesità uno stile di vita corretto

Al di là delle nuove tecnologie usate da questi ricercatori che sono riusciti ad utilizzare e analizzare dati provenienti da studi diversi con una precisione incredibile, limitando a quasi a nulla il rischio di effetti confondenti, l’importanza di questa ricerca è legata proprio alle possibili conseguenze in termini di prevenzione e terapie per numerose patologie.
Resta un dato imprescindibile il fatto che, per prevenire lo sviluppo dell’obesità e quindi delle molteplici malattie correlate, si debba agire sullo stile di vita. Ancora una volta si conferma l’importanza di una alimentazione sana, adeguata e che risponda alle esigenze nutrizionali del corpo, che sia varia, soprattutto per quanto riguarda frutta e verdura, da associare ad una attività fisica regolare, di tipo aerobico (camminata, bici, nuoto,…), da praticare almeno 4-5 volte a settimana con sessioni di almeno 30 minuti ognuna.

2017-07-19T14:33:40+00:00 18 luglio 2017|Categories: Alimentazione|Tags: , , , , |1 Commento

Un commento

  1. […] come le cause siano necessariamente da ricercare nell’ambiente e nello stile di vita. Stress, obesità, fumo, esposizione a inquinanti durante la vita intrauterina e presenza di pesticidi sono i […]

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