Quanto costa davvero la sanità in Italia. E le polemiche sui tagli

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Quanto costa davvero la sanità in Italia. E le polemiche sui tagli

Prevenzione, inappropriatezza, prestazioni erogate in convenzione, cambiamento del modello di gestione dei pazienti. Sono questi i temi di cui si dovrebbe discutere per affrontare il tema della sanità. Perché il problema non è la spesa sanitaria, ma come spendiamo quei soldi, per fare cosa, con chi, dove e con quali obiettivi

In Italia si spende circa 140Mld in Sanità. 30 privati (di cui circa 4 gestiti da assicurazioni e il resto out-of-pocket) e 110 pubblici. Quindi attorno al 6,9% di spesa sanitaria pubblica su PIL e circa il 2% di spesa privata, per un totale di circa il 9%. Per capire il raffronto con altri paesi la Germania spende l’11,3%, la Francia l’11,6%, gli USA il 17,7%.

Quindi se guardiamo la spesa complessiva il benchmark con altri paesi (che tra l’altro hanno PIL pro-capite più alto del nostro) dice che il nostro sistema sanitario è poco costoso.

Se guardiamo ad un dato sinteticissimo dello stato di salute, ovvero la vita media, scopriamo che l’Italia è all’11° posto nel mondo, con 82 anni di aspettativa di vita alla nascita. Davanti a noi abbiamo, tra gli altri, Giappone(84,46), Singapore(84,38), Svizzera(82,39), Australia(82,07). Quindi siamo messi bene, anche se stiamo perdendo posti in classifica.

Il tema quindi sembrerebbe essere che fare tagli alla sanità Italiana sia sbagliato.

In realtà il tema è molto più complesso e richiederebbe un grado di attenzione nel dibattito pubblico che tale dibattito non vuole avere. Quindi proverò ad andare contro i mulini a vento e dare alcuni elementi di come a mio parere dovrebbe essere condotto questo dibattito.

Innanzitutto la spesa sanitaria è il punto sbagliato da cui partire.

Il punto giusto è la salute dei cittadini. Com’è lo stato di salute dei cittadini Italiani? Come si può migliorare e di conseguenza come lo stato Italiano dovrebbe orientare le sue politiche?

LA PREVENZIONE

Rispetto a questo tema la letteratura è unanimemente concorde: in larga parte la salute dipende dagli stili di vita, dalla genetica e dall’inquinamento dell’ambiente e solo in parte minore dal sistema sanitario. Ogni euro investito nel miglioramento dei primi due punti ha un ritorno in termini di salute molto più elevato di un € investito in prestazioni sanitarie. Se guardiamo alle prestazioni sanitarie, ogni euro investito in prevenzione ha un ritorno in termini di salute molto più elevato di un euro investito in prestazioni standard quando le persone si ammalano.

PUBBLICO VS PRIVATO?

Se entriamo dentro a come il sistema sanitario Italiano lavora scopriamo innanzitutto che il dibattito “pubblico-buono” Vs “privato-cattivo” è una totale follia. Per ragioni facili da determinare. Primo, gli ospedali privati convenzionati con le regioni spendono, per erogare le stesse prestazioni, in quantità e qualità, il 40% in meno degli ospedali pubblici. Quindi se, come alcuni suggeriscono, si dovesse andare a tagliare tutte le convenzioni con gli ospedali privati , l’effetto netto per i cittadini Italiani sarebbe un aumento di spesa notevole, con aumento di liste di attesa e generale diminuzione di qualità. Tenete conto che spesso gli ospedali privati fanno investimenti in tecnologie che i pubblici non fanno.

Nelle convenzioni con i privati le analisi del sangue e le diagnostiche per immagini (Risonanza, TAC soprattutto), sono pagate troppo dalle Regioni, permettendo ai privati che hanno quelle convenzioni di fare profitti alti e sicuri ogni anno.

Nelle convenzioni con i privati visite, fisioterapia, odontoiatria e psicoterapia sono pagati ridicolmente poco, portando i privati a non voler erogare queste prestazioni per il pubblico.

INAPPROPRIATEZZA

L’inappropriatezza, definita come una erogazione di prestazioni sanitarie non in linea con l’evidenza scientifica nota, è altissima. Producendo quindi il doppio effetto di una spesa sanitaria più alta (il governo la quantifica in 14 miliardi di euro) e danni ulteriori alle persone, sotto forma di falsi positivi e ansia generalizzata.

Alcune regioni hanno buoni sistemi sanitari (Veneto, Toscana, Emilia Romagna, Lombardia) altre hanno sistemi disastrosi (Calabria, Campania, Lazio). Nel mezzo c’è un po’ di tutto. Se per intenderci venissero applicate le politiche dell’Emilia Romagna a tutta Italia, il nostro sistema sanitario nazionale sarebbe probabilmente il migliore al mondo.

I pazienti fanno spesso richieste inappropriate e pretendono che i medici facciano quello che vogliono loro. Il paziente ha il diritto di “consumare” sanità come vuole, se se la paga, mentre non ha diritto a farlo sulle spalle di tutti i cittadini.

Il freno all’inappropriatezza usato dalle politiche sanitarie regionali è prodotto da due strategie: i percorsi e le code. La prima strategia dice al cittadino esattamente cosa deve fare a fronte della sua situazione, e se lo fa gli da vie preferenziali. Mentre il secondo meccanismo rende molto complicato e lungo ottenere prestazioni con alto grado di innappropriatezza. Con due difetti: non lo si dice esplicitamente ai cittadini e dentro a chi aspetta si annidano a volte persone che ne hanno veramente bisogno.

MENO DEGENZA MENO SPESA

La spesa sanitaria è in larga parte sulle cronicità e i fine vita. Su queste aree ci sono miglioramenti possibili enormi, se cambiamo il modello di gestione dei pazienti. Miglioramenti sia in termini di diminuzione di spesa che di qualità della vita dei pazienti.

Le tecniche chirurgiche stanno abbassando i giorni di degenza e portando molte attività dall’ospedalizzazione al day-surgery, con vantaggi per tutti: il paziente e l’abbassamento dei costi. Il numero di giornate di degenza sta crollando in tutta Italia e con essa si chiudono piccoli ospedali (giustamente). Un fenomeno positivo viene però osteggiato politicamente per questioni di paure dei cittadini e campanilismo.

Insomma, come vedete il problema non è la spesa sanitaria. È come spendiamo quei soldi. Per fare cosa. Chi. Dove. Con quali obiettivi. Fino a quando il dibattito pubblico su questo tema andrà per iper-semplificazioni come i “tagli lineari”, “pubblico-privato”, “profit-non profit” non andremo da nessuna parte in termini di comprensione delle cose che stanno accadendo.

Cominciamo a discutere invece di tifare?

2017-07-05T18:29:22+00:00 29 luglio 2015|Categories: Novità, Politica sanitaria, Salute|Tags: , , |0 Commenti