Dottor Google, sempre più ricerche, sempre più ansia

//Dottor Google, sempre più ricerche, sempre più ansia

Dottor Google, sempre più ricerche, sempre più ansia

  • ricerca google internet salute

Oltre il 97% delle persone ricerca informazioni sanitarie online. Ma spesso i risultati sono inaffidabili e portatori d’ansia. I dati di un sondaggio tra i pazienti del Santagostino e il commento dello psichiatra Michele Cucchi.

Andare al pronto soccorso o rivolgersi al medico di famiglia? Quale accertamento sarebbe meglio fare? A quale specialista rivolgersi? C’è un farmaco da banco che possa alleviare il disturbo? Spesso è il disorientamento la sensazione prevalente di chi ha bisogno di un medico. E sempre più spesso è internet la fonte a cui si ricorre per avere risposte: è il 97,6% la percentuale di persone che ricerca autonomamente informazioni sulla salute su online.
Il dato emerge da un questionario somministrato ad un campione di 250 pazienti del Centro Medico Santagostino.

Sono due gli aspetti attorno ai quali si concentrano gli interessi: i sintomi (75,9%) e le patologie (73,9%). Al terzo posto quelle sui farmaci, con il 67,6% delle risposte (modalità di somministrazione, effetti collaterali etc.), a questi seguono le informazioni riguardanti gli esami e l’interpretazione dei referti.
Il grande primato dei portali di informazione (Wikipedia, Mypersonaltrainer ecc.) rispetto alle altre fonti di informazione (il 78% degli intervistati dichiara di ricorrervi), è anche dovuto alla forza del loro posizionamento, visto che compaiono tra i primi risultati nel momento in cui si effettuano ricerche su Google. I forum come alfemminile.it o medicitalia.it vengono ritenuti in ogni caso una fonte d’informazioni valida da circa il 50% dei partecipanti, i siti specializzati – come quelli gestiti dalle strutture sanitarie e ospedaliere – dal 57%. I siti di recensioni e i social network si classificano come le fonti di informazione meno utilizzate, scelti rispettivamente dal 19 e dal 6% dei partecipanti.

La quasi totalità degli intervistati, il 92%, ha affermato inoltre di non aver mai posto domande in rete riguardo al proprio stato di salute, ma si è limitata unicamente a ricercare le informazioni in modo passivo. Dai dati raccolti non sembrano riscuotere molto successo i forum di pazienti e i gruppi sulla salute: il 94,3% degli utenti, infatti, dichiara di non avervi mai partecipato direttamente.
Per oltre metà del campione le informazioni reperite in rete sono “utili per farsi un’idea, ma il 32% dei pazienti coinvolti ha dichiarato di aver bisogno di un ulteriore parere (non necessariamente di uno specialista) prima di procedere, mentre il 18% circa ha affermato di ricercare ulteriori informazioni in rete così da avere un confronto ancora più preciso. Nel 70,2% dei casi però è stato chiesto il parere del medico.

«Quest’ultimo dato», commenta Michele Cucchi, psichiatra e direttore sanitario del Centro Medico Santagostino, «ci fa tirare un sospiro di sollievo:  fare delle auto-diagnosi su internet può fare più male che bene. I motori di ricerca spesso forniscono informazioni irrilevanti, che possono portare ad una diagnosi sbagliata, ad un auto-trattamento sbagliato e a possibili danni per la salute. Una ricerca di qualche anno fa effettuata dall’Information Systems School della Queensland University, ha valutato l’efficacia dei risultati di Google e Bing in risposta a ricerche su temi medici: solo tre dei primi 10 risultati sono stati molto utili per l’auto-diagnosi e solo la metà della top 10 è stata in qualche modo rilevante per l’auto-diagnosi della condizione medica».
«Il rischio», aggiunge Cucchi, «oltre a quello di fare auto-diagnosi sbagliate, è di cadere nella “cybercondria”: se non si ottiene una diagnosi chiara dopo una ricerca su internet, probabilmente si è tentati di continuare a cercare. E così si rischia di cadere in una medicina iper-prescrittiva che rincorre i sintomi e alimenta l’ansia ».
«Le persone cercano riferimenti in cui credere», spiega Cucchi. «Hanno bisogno di trovare rifugio da paure, senso di smarrimento e incertezza, hanno bisogno di avere fede in qualcosa, e, culturalmente, la nostra società ha messo pesantemente in discussione il totem del camice bianco. Le persone cercano una risposta precisa alla loro condizione, sempre. Non accettano il “non so”, “non capisco bene”, preferiscono credere spesso a una spiegazione “alternativa” trovata sul web, magari senza basi scientifiche. Ma alla fine internet purtroppo fa sì che l’ansia aumenti e non diminuisca, perché manca la rassicurazione del case manager, il medico. Tornare a creare fiducia da parte dei pazienti è compito di noi medici. I pazienti cercano, in quanto persone, speranza, fiducia, ascolto, sensazione di accudimento e presa in carico. La medicina oggi è forse colpevole di non sapere come gestire il “non ho capito cosa ha, non so darle una risposta” e ancora troppo concentrata sulla malattia e non sul malato».

2018-01-15T17:20:34+01:00 15 Gennaio 2018|Categories: Salute|Tags: , , , , , |0 Commenti