Stili di vita sbagliati, i killer più pericolosi

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Stili di vita sbagliati, i killer più pericolosi

Uno studio di Lancet rivela i fattori di rischio più dannosi per la salute: dieta, ipertensione, fumo. Tutti nemici che si possono battere con stili di vita corretti.

In un recente numero della rivista scientifica The Lancet sono stati pubblicati i risultati di uno studio epidemiologico, “The Global Burden of Disease Study” 2013 (Studio sul carico globale di malattia nel 2013)”, che ha valutato l’impatto sulla salute di 79 fattori di rischio in 188 paesi.

I fattori di rischio considerati, vale a dire quelle variabili in grado di aumentare la probabilità di insorgenza di malattie, erano suddivisi in 3 gruppi:

– comportamentali, come dieta, attività fisica e fumo;
– ambientali, come ad es. l’inquinamento ambientale e degli ambienti di lavoro;
– metabolici, come il diabete, le dislipidemie e l’obesità.

La scelta di queste tipologie di fattori di rischio, tutti per così dire “modificabili”, rende particolarmente interessanti i risultati dello studio, perché sottolinea il costo in termini di anni di vita e/o salute prodotto da variabili potenzialmente modificabili come lo stile di vita, la scarsa aderenza alla terapia, l’inquinamento ambientale e la povertà.

La rilevanza dei diversi fattori di rischio è risultata molto diversa da paese a paese, con una maggior frequenza ad es. di malnutrizione materno-infantile e precarie condizioni igienico-sanitarie nei paesi più poveri, ed una tendenza alla transizione dai rischi ambientali verso quelli comportamentali e metabolici con il crescere del livello socio-economico dei paesi.

Nel complesso, comunque, i fattori di rischio globale a maggior impatto sulla salute sono risultati i seguenti :

  • la dieta, essenzialmente la scarsa assunzione di cereali integrali, frutta e vegetali e l’alto contenuto di sodio
  • l’ipertensione arteriosa sistolica, nel cui determinismo svolge un ruolo prevalente l’eccessiva assunzione di sodio (>5 g/die);
  • il fumo di tabacco e l’abuso di alcool
  • un alto indice di massa corporea (sovrappeso- obesità)

Considerati complessivamente, questi fattori di rischio rendono conto del 57% della mortalità globale rilevata nel 2013 nei paesi partecipanti. Utilizzando l’indicatore comunemente utilizzato in sanità pubblica per valutare l’impatto globale di una malattia sulla salute (“DALYs“ = Disability-adjusted life years = anni di vita in buona salute persi per morte prematura o disabilità), lo studio ha evidenziato che mediamente il 41.6% di questo indicatore è riconducibile a questi fattori di rischio. Nel caso delle malattie cardiovascolari, il peso dei fattori di rischio modificabili giustifica addirittura l’ 88% della perdita di anni di vita in buona salute.
Questo perché il ruolo svolto dai fattori di rischio comportamentali nel determinare mortalità e morbilità cardiovascolare è molto forte con l’ovvia implicazione che l’adozione di uno stile di vita sano può consentire di ridurne sensibilmente la probabilità di insorgenza.

Si deve sottolineare che le patologie cardio-cerebro-vascolari condividono molti fattori di rischio con altri ambiti di patologia come ad esempio i disordini del metabolismo (diabete e dislipidemie), i tumori (oltre al noto rischio neoplastico connesso con il fumo di sigarette, l’American Institute for Cancer Research ha calcolato che le cattive abitudini alimentari sono responsabili di circa tre tumori su dieci) e le malattie respiratorie.

Inoltre, esiste una potenziale interazione fra questi fattori di rischio o ambiti di patologia in grado di interferire reciprocamente amplificandone i rispettivi effetti e favorire la progressiva evoluzione delle diverse patologie, spesso associate. Ad esempio, in caso di alimentazione errata sul piano quali-quantitativo si favoriscono a cascata i seguenti adattamenti: sovrappeso/obesità, aumento della resistenza insulinica e del rischio di diabete, aumento dei valori pressori e del colesterolo, aumento del rischio trombotico e di eventi cardiovascolari in genere.

dati mortalità italia 2011

Distribuzione delle principali cause di morte (Italia 2011)

 

Considerando i dati sulle principali cause di morte in Italia illustrati nella tabella, si comprende come il controllo dei fattori di rischio sopra citati possa impattare positivamente su gran parte delle principali cause di morte (oltre l’80%).

Una conferma del ruolo centrale della prevenzione primaria deriva dall’analisi delle cause alla base del trend di riduzione della mortalità cardiovascolare osservato negli ultimi decenni nella maggior parte dei paesi occidentali, compreso il nostro: contrariamente a quanto si possa pensare non più del 40% di tale riduzione dipende dai progressi del trattamento mentre il rimanente 60% è da imputare al migliorato controllo dei fattori di rischio, soprattutto di ipertensione e ipercolesterolemia.

Tali successi non devono tuttavia indurci ad abbassare la guardia poiché l’incidenza di eventi cardio-cerebro-vascolari rimane inaccettabilmente alta soprattutto se consideriamo che nella fascia di età 35-64 anni, il tasso di letalità in fase acuta delle sindromi coronariche è ancora molto elevato: il 30-40% dei casi muore rapidamente dopo l’inizio dei sintomi e prima di arrivare in ospedale.
Inoltre, i pazienti che sopravvivono alla fase acuta diventano spesso malati cronici con notevoli ripercussioni sulla qualità di vita e sui costi economici e sociali: i ricoveri per scompenso cardiaco, tipica evoluzione di molte forme di cardiopatia ischemica, valvolare e ipertensiva sono aumentati di circa il 50% negli ultimi 10 anni e sono al primo posto per giorni di degenza fra le cause di ricovero ospedaliero.

Considerando questi dati e il fatto che nel nostro Paese una quota ancora rilevante della popolazione continua ad adottare uno stile di vita inadeguato, per alimentazione scorretta, sedentarietà e persistenza del fumo, si comprende l’importanza di promuovere iniziative e campagne di informazione volte a divulgare la cultura della salute e a sensibilizzare i diversi attori del settore.

 

2017-07-05T18:29:17+00:00 28 Settembre 2015|Categories: Novità, Salute|Tags: , , |1 Commento

Un commento

  1. […] relativamente facile trovare ricerche cliniche che evidenziano la correlazione tra uno stile di vita alterato e la comparsa di diverse patologie come obesità, diabete mellito, ipertensione e dislipidemia […]

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