Terapia ormonale sostitutiva: il dibattito è sempre aperto

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Terapia ormonale sostitutiva: il dibattito è sempre aperto

Sul fatto che la terapia ormonale sostitutiva (TOS) per il trattamento dei disturbi della menopausa possa incrementare il rischio di tumore al seno la comunità scientifica non ha ancora trovato una risposta univoca né definitiva

Ci sono studi che inducono alla prudenza e altri, più recenti, con farmaci più moderni, che sono più ottimisti. Il dibattito è sempre aperto, com’è giusto che sia perché ogni farmaco porta sempre con sé un rischio di effetti avversi. Ricordo e sottolineo sempre che la medicina non è una scienza esatta ma un’arte; si avvale certo di dati statistici ma non può prescindere dall’esperienza e dalla sensibilità del medico, perché ogni paziente è un individuo unico, con caratteristiche e variabilità assolutamente singolari. Per esempio, proprio nel caso della TOS, gli studi internazionali a cui si fa riferimento sono stati fatti su donne ultra sessantenni, anglosassoni e americane, che non hanno caratteristiche sovrapponibili a quelle delle donne mediterranee. Il compito dello specialista risiede, in questi casi, nella capacità di contestualizzare gli aggiornamenti scientifici con le reali condizioni e necessità di ciascuna paziente; di tradurli cioè nella vita reale.

La menopausa va attesa preparate

Mi sento di tranquillizzare le donne che soffrono per i disturbi della menopausa e di incoraggiarle a confidare sempre al ginecologo tutti i loro dubbi, con fiducia. La menopausa non è una malattia ma un passaggio molto importante nella vita di una donna: porta con sé grandi cambiamenti fisici e psichici che non vanno sottovalutati. Un cambiamento di questa portata va atteso in ottica di prevenzione, preparando la paziente alle terapie delle quali potrà aver bisogno. In questa fase deve essere massima l’attenzione a quelle patologie che possono manifestarsi proprio in concomitanza con il venir meno della protezione estro-progestinica. L’ipertensione o il diabete, per esempio, che sono la conseguenza di familiarità o cattivi stili di vita, possono esordire proprio in questi anni, complice l’incremento di peso che molte donne sperimentano.

Della TOS sappiamo che non agisce solo su utero e ovaie ma anche sui tessuti, sul collagene, sulle ossa e, molto probabilmente sul sistema nervoso. Non sappiamo ancora tutto ma sappiamo che nelle donne che manifestano una sintomatologia importante, i benefici della TOS sono massimi e i rischi minimi se la terapia è iniziata il prima possibile e sospesa entro cinque anni.

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Le buone regole per assumere la TOS

1 – Presenza di una sintomatologia importante che impatta negativamente sulla qualità di vita:

  • vampate notturne tali da compromettere un sonno adeguato e ristoratore
  • sbalzi d’umore che si riflettano negativamente sui rapporti quotidiani, in famiglia e al lavoro
  • disturbi e/o dolori addominali, vaginali.

2 –  Iniziare appena esordisce la menopausa: 12 mesi dopo l’ultima mestruazione, o anche prima se esami di laboratorio e/o ecografia suggeriscono che la menopausa è imminente.

3 –  Non superare i cinque anni di terapia.

4 – Non interrompere di colpo l’assunzione, scalare le dosi e sostituire progressivamente gli ormoni con fitoestrogeni.

L’ultima novità dalla ricerca

Buone notizie per le donne che hanno una menopausa precoce, prima dei 50 anni: gli studi pubblicati di recente hanno dimostrato che, nel loro caso, la TOS può essere proseguita più a lungo, senza che il rischio per il seno sia incrementato. Quindi pur iniziando prima possono continuare la terapia sostituiva fino ai 55 anni d’età.

Per quali donne è controindicata

La TOS ad oggi non è consigliata nelle donne che presentino un rischio di tumore al seno superiore a quello delle loro coetanee. Una probabilità che è connessa a due tipologie di fattori: quelli non modificabili e quelli modificabili.

Sono fattori di rischio NON modificabili:

  • menarca (prima mestruazione) precoce, prima dei 10 anni
  • utilizzo prolungato di contraccettivi ormonali o più cicli ormonali per la fecondazione assistita
  • familiarità (la mutazione dei geni BRCA riguarda solo il 5-10% dei tumori mammari)
  • menopausa tardiva, dopo i 55 anni.

Sono fattori di rischio modificabili:

  • un sovrappeso importante, ossia un indice di massa corporea superiore a 30 (BMI>30)
  • una prima gravidanza tardiva
  • l’aver allattato poco (2-4 mesi) o nulla.

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Naturalmente tutti questi fattori sono valutati dallo specialista, che ne misura la reale influenza, tuttavia li ho elencati per sottolineare come sussistano alcune condizioni che, una volta note, la donna può correggere a priori, anche senza l’aiuto del medico.

Le grandi campagne di informazione e prevenzione sul tumore al seno degli ultimi decenni hanno fatto sì che questa neoplasia, molto frequente, sia oggi molto ben curabile, oltre che diagnosticata in fase precoce. Resta invece da correggere quello che in Italia è un fattore di rischio sociale: una mentalità, prima che una questione economica e logistica, che spinge a ritardare la prima gravidanza, con la conseguenza che poi ci si ferma ad un figlio solo, o si rinuncia ad averne.

Come ginecologa mi sento invece di raccomandare alle donne di assecondare quelli che sono i tempi naturali del corpo femminile, perché sono questi i ritmi capaci di mantenere in buona salute tutto l’apparato riproduttivo. E la salute è un diritto.

Con il contributo di Elisabetta Lucchesini – giornalista scientifica

2019-11-27T17:08:44+00:00 27 Novembre 2019|Categories: Salute della donna, Star bene|Tags: , , |0 Commenti