Tumore al seno, per la diagnosi precoce non bastano gli screening

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Tumore al seno, per la diagnosi precoce non bastano gli screening

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Autopalpazione, visita senologica, ecografia, mammografia: i comportamenti delle donne in un sondaggio del Santagostino. E i consigli del senologo per tenere sotto controllo la salute del proprio seno, senza ansie e sensi di colpa, ma con un approccio personalizzato

Solo il 15% delle donne effettua l’autopalpazione al seno una volta ogni 1-2 mesi come prescrivono le linee guida, solo il 46% effettua una visita senologica di controllo periodica, mentre ancora molte aspettano troppo – spesso la chiamata per gli screening regionali –  per fare la prima mammografia. È il ritratto sulla diagnosi precoce emerso da un sondaggio del Centro Medico Santagostino su un campione composto di 150 donne, principalmente con più di 45 anni (412%), seguite da 40-45enni (27%), 30-35enni (17%) e 35-40enni. Il sondaggio è stato costruito per scoprire il loro rapporto con la figura del senologo, in ottica di prevenzione del tumore alla mammella; una neoplasia che, secondo gli ultimi dati pubblicati dall’AIOM, resta ancora quella più diffusa tra le donne, in quanto colpisce ben una donna su 8 (52.800 nuovi casi in Italia nel 2018). Sull’altro lato della bilancia si contrappone però un dato positivo: oggi la sopravvivenza media dopo 5 anni dalla diagnosi è di circa l’87%. Per far sì che questo dato aumenti ulteriormente è necessario e indispensabile investire sulla diagnosi precoce, che comincia proprio con i controlli annuali dal senologo e con l’autopalpazione e non soltanto con gli screening previsti dalla Regione.

Il 42% del campione ha dichiarato di autopalparsi il seno solo “quando si ricorda”, mentre il 39% non lo fa proprio. La percentuale di donne che si attiene alle linee guida (una volta ogni 1 o 2 mesi) è solo del 15%. Dietro a numeri così bassi spesso si celano i dubbi delle donne, che dichiarano di non essere capaci o non essere sicure di eseguire l’autopalpazione nel modo corretto, ma su questo aspetto Francesco Valenti, senologo del Centro Medico Santagostino – rassicura: «Non esiste un manuale per la corretta tecnica di autopalpazione, anzi, diciamo che a mio avviso non esiste proprio l’autopalpazione! Credo che il modo migliore per ciascuna donna per controllare il proprio seno sia innanzitutto conoscerlo! Lavarsi semplicemente sotto la doccia e accorgersi che c’è qualcosa di “strano” è la migliore forma di autopalpazione. È necessario eliminare la paura di non eseguire l’autopalpazione per forza nei tempi e nei modi corretti, perché ciò che ne deriva  solo il senso di colpa e l’ansia di non essersi accorti. Credo che la prima vera prevenzione sia quella culturale di conoscenza del problema e di attenzione a sé e al proprio seno, e non di insegnamento di una corretta tecnica di autopalpazione. Proprio per questo è fondamentale la visita senologica».

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A proposito della visita senologica, il 77% dichiara di aver comunque effettuato un controllo senologico, ma solo il 46% lo fa periodicamente (il 21% però si fa controllare il seno in concomitanza con altre visite, ad esempio quando va dal ginecologo). E se riscontrano un’anomalia, a chi si rivolgono? Secondo il sondaggio, la prima figura di riferimento continua ad essere il medico di base, solo dopo arrivano il senologo e il ginecologo. Ma su questo aspetto Valenti raccomanda: «Anche nel caso in cui non ci siano anomalie evidenti, la palpazione esperta del senologo consente di percepire con anticipo quelle anomalie iniziali della mammella che possono indirizzare la donna verso specifici esami di approfondimento. Ci sono infatti delle quote esigue di neoplasie mammarie che non sono visibili tramite ecografia o mammografia, ma che sono ipotizzabili esclusivamente tramite la visita clinica».

Da non trascurare poi l’importanza di un approccio personalizzato: «La visita con il senologo permette di indirizzare la paziente verso controlli radiologici con cadenza e tipologia appropriata sulla base delle sue caratteristiche di rischio e in base alle caratteristiche morfologiche delle sue mammelle, al di fuori degli schemi adottati dagli screening previsti dalle regioni».

La prevenzione è fondamentale già prima dei 40 anni

L’80% delle donne che hanno risposto al questionario ha fatto un’ecografia al seno: il 38% a completamento della mammografia, il 20% a causa di problemi al seno (noduli, secrezioni etc.), il 19% per familiarità per il tumore al seno. Molte donne hanno poi specificato di aver fatto l’ecografia a scopo preventivo.

Il 65% delle donne ha fatto una mammografia e di queste il 36% ha seguito il programma di screening previsto dalla Regione, mentre il 15% l’ha fatta a seguito di un problema al seno.

Quasi la totalità delle donne che non ha mai fatto una mammografia non rientra nei programmi di screening perché troppo giovane o perché non lo ritiene necessario. C’è un però:  «Ogni caso è a sé per cui, al di là dell’importanza indiscussa degli screening regionali, è importante che ogni donna, già dai 39 anni, effettui controlli periodici secondo le modalità e le tempistiche specificare dal senologo, quindi sulla base delle caratteristiche morfologiche della mammella delle singole paziente e in base ai fattori di rischio».

Cos’è e come si esegue la mammografia? Guarda il video

L’ambulatorio di senologia al Santagostino

L’équipe di specialisti del Santagostino è pronta a rispondere a 360 gradi alle esigenze delle pazienti. Una presa in carico completa con la visita senologica a 60 euro, la possibilità di effettuare ecografie monolaterali o bilateriali (la visita con l’ecografia bilaterale costa 110 euro), ma soprattutto con la possibilità di fare una mammografia al costo di 60 euro, senza attese e con referto immediato.

2019-05-20T15:55:24+00:00 20 Maggio 2019|Categories: Salute della donna|Tags: , |0 Commenti