Tumore al polmone: un programma di screening per ridurre la mortalità

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Tumore al polmone: un programma di screening per ridurre la mortalità

  • screening tumore al polmone

Nonostante i passi avanti nel campo della ricerca oncologica, il tumore del polmone resta ancora oggi una delle neoplasie che fa più paura.

È la prima causa di morte per tumore negli uomini (la terza nelle donne) e colpisce 1.8 milioni di persone ogni anno (1.59 milioni di decessi), 32.000 solo in Italia. Ma il dato che fa più paura legato al tumore al polmone è legato alla percentuale di sopravvivenza, se si considera che, complessivamente, solo il 5% dei malati di cancro al polmone è vivo a 5 anni dalla diagnosi. 

Una percentuale che fa riflettere, ma che non deve essere percepita come una condanna. Infatti, a differenza di altri tumori – come per esempio quello al seno – imputabili a cause multifattoriali spesso sconosciute, il tumore al polmone ha invece una causa ben nota ed evitabile, il fumo di sigaretta. Infatti, ben l’85-90% dei tumori al polmone colpisce i fumatori e l’aumento del rischio è direttamente collegato a due fattori:

  • il numero di sigarette fumate al giorno
  • gli anni di esposizione al fumo (anche passivo)

Dopo aver smesso di fumare il rischio tende progressivamente a regredire, per questo è meglio smettere il prima possibile. 

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Un altro importante fattore di rischio (legato a circa il 5-10% dei casi di tumore al polmone) è dato invece dall’esposizione al radon, un gas radioattivo inodore e incolore capace di danneggiare il DNA delle cellule dei polmoni. La concentrazione di questo gas è alta soprattutto nei luoghi chiusi al pian terreno e si può misurare grazie a particolari sensori. In caso di alti valori saranno necessari alcuni interventi edili per mandare il gas all’esterno, dove si disperderà velocemente. 

un tumore senza sintomi nelle fasi iniziali 

Se un’incidenza così elevata della malattia si imputa soprattutto ad un aumento dei fumatori (soprattutto, negli ultimi anni, delle fumatrici), una percentuale così bassa di guarigione è invece legata al modo subdolo tramite cui questa patologia si manifesta. Tosse persistente, raucedine, emottisi (emissione di sangue con i colpi di tosse), i segnali che tipicamente spingono i pazienti a rivolgersi a uno specialista, sono infatti segnale di malattia già avanzata per cui le terapie sono ancora poco efficaci. 

Al contrario, un carcinoma polmonare diagnosticato quando è ancora asintomatico – magari durante accertamenti fatti per altre cause – ha una percentuale di sopravvivenza a 5 anni fino al 90%. Come fare quindi per diagnosticare precocemente questo temibile “big killer”?

screening tumore al polmone: come funziona

Il 29 giugno 2011, il New England Journal of Medicine ha pubblicato i risultati dello studio Nazionale per lo Screening del Polmone (NLST).

Lo studio ha dimostrato per la prima volta che le morti per tumore polmonare sono diminuite del 20% – e la mortalità complessiva del 7% – grazie a uno screening basato su una TAC spirale a bassa dose del torace nei fumatori o ex fumatori che fumassero almeno 30 pacchetti l’anno. Dal 2011 ad ora questo modello di screening basato su una TAC a bassa dose al torace è stato adottato dalle maggiori società in ambito oncologico, respiratorio e chirurgico anche se attualmente in Europa non è coperto dal Sistema Sanitario Nazionale. 

A settembre del 2018 inoltre, sono stati finalmente presentati a Toronto nell’ambito del congresso mondiale dell’ASLC, i dati relativi ad un ambizioso studio Europeo che hanno confermato la validità dello screening con TAC spirale a bassa dose riportando una riduzione della mortalità per carcinoma polmonare del 26% a dieci anni, nei soggetti sottoposti a screening. 

Questa tipologia di screening si differenzia rispetto agli altri screening coperti dal SSN, come il pap test per il tumore alla cervice uterina per tutte le donne sopra ai 25 anni o lo screening mammografico per le donne sopra i 50. Lo screening per il tumore al polmone si rivolge infatti solo ai forti (ex) fumatori, cioè i soggetti più a rischio.

Inoltre, il grande vantaggio della TAC al torace a bassa dose è che permette di rilevare alterazioni polmonari anche di piccole dimensioni. Non solo tumori agli stadi iniziali, ma anche le lesioni sospette che possono aumentare il rischio di sviluppare la malattia nel prossimo futuro e che quindi vanno tenuti monitorati. Tuttavia questa peculiarità, si trasforma in un vantaggio solo quando la valutazione delle immagini radiologiche è eseguito da un team di esperti, che sappiano gestire il rischio di un esito falso-positivo.

Al di là dei programmi di screening è però indispensabile agire sui fattori di rischio modificabili, partendo ovviamente dal fumo di sigaretta.

Ogni sigaretta fumata aumenta il le probabilità di contrarre la malattia, ogni sigaretta non fumata lo diminuisce. Per questo non è mai troppo tardi per smettere. Da soli può essere difficile, per questo esistono dei centri antifumo in cui è possibile strutturare un percorso in collaborazione con diversi specialisti, tra cui uno pneumologo e uno psicologo. Da non dimenticare poi il fatto che smettere di fumare è un regalo anche per i propri cari, spesso vittime del fumo passivo. 

Scopri il programma di screening per il tumore al polmone al Centro Medico Santagostino

2020-01-07T16:36:07+00:00 11 Dicembre 2019|Categories: Prevenzione, Stili di vita|Tags: , |0 Commenti