Cuore in alta quota, quando la montagna fa bene

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Cuore in alta quota, quando la montagna fa bene

  • cuore in alta quota

L'alta quota spaventa sempre un po', soprattutto quando si tratta di pazienti cardiopatici. In realtà l'aria fresca e pura fa bene a tutti, soprattutto al nostro cuore, basta attenersi a semplici e utili accorgimenti.

Per molto tempo si è ritenuto pericoloso per il paziente cardiopatico frequentare l’alta quota, ma le conoscenze mediche attuali permettono di sfatare questo falso mito e garantire a buona parte dei pazienti affetti da patologie cardiovascolari una vacanza sicura in montagna per il nostro cuore, purché si seguano determinati accorgimenti e ci si comporti con buon senso.

ome può fare dunque un cardiopatico per vivere la vacanza in montagna con serenità senza preoccuparsi troppo per il suo cuore?

1 – Arrivare preparato: quando si pianifica un viaggio in alta quota, soprattutto se si prevede di restare in quota per qualche giorno, è fondamentale programmare di fare un po’ di esercizio fisico prima della partenza, mantenere il cuore e il corpo allenato, e allo stesso tempo imparare a conoscere i propri limiti, è un buon inizio se si deve affrontare un’ascesa.

2 – Salire lentamente e dormire ad una quota più bassa: l’ascesa lenta è forse, tra tutti, il consiglio più importante.
Solitamente un buon parametro che il cardiopatico può tenere a mente è, superati i 2500 m slm, salire di circa 300/500 m al giorno, come alternativa si può anche salire di quote maggiori (1000 m ad esempio) per poi rientrare ad altitudini inferiori per dormire (500 m). Meglio evitare quindi tutti i mezzi di trasporto rapidi (l’aereo in primis), e pianificare il viaggio con tappe ravvicinate.

3 – Non strafare: se normalmente non pratichi attività fisica, non pretendere troppo dal tuo organismo, in alta quota c’è meno ossigeno per cui il senso di fatica arriva prima, programma escursioni brevi e limita gli sforzi. Evita di consumare pasti pesanti, di bere alcol e di fumare.

4 – Consultare il tuo cardiologo di fiducia prima di intraprendere il viaggio: non tutti i cardiopatici sono uguali (un iperteso non è uguale ad un infartuato o ad un paziente con scompenso cardiaco), patologie differenti richiedono accorgimenti differenti, una chiacchierata con il tuo cardiologo può aiutarti a capire anche come gestire eventuali problematiche in alta quota.

5 – Ed infine ricorda di portare con te le medicine che assumi in quantità sufficiente per la durata della vacanza.

Per alta quota intendiamo altitudini superiori i 2500 m sul livello del mare (slm), è infatti a partire da questa altitudine che si iniziano a presentare una serie di modifiche della normale fisiologia cardiorespiratoria (e non solo).

A tale quota, infatti, da un lato diminuisce la disponibilità di ossigeno presente nell’aria e, dall’altro, risulta anche limitata la capacità dell’organismo di utilizzare l’ossigeno.
Per compensare ciò, il nostro corpo attua una serie di modifiche funzionali (alcune immediate, altre invece che richiedono giorni o settimane per completarsi) che vengono solitamente definite come “processi di acclimatamento”.

A causa del minor livello di ossigeno, in montagna si inizia a respirare più velocemente (fenomeno detto iperventilazione), l’ipossia inoltre stimola una vasocostrizione simpatico-mediata che porta ad un aumento della pressione arteriosa (soprattutto in pazienti già ipertesi) e della frequenza cardiaca provocando un aumento del lavoro a carico del cuore (che cambia il modo di contrarsi).

L’ipertensione, che si instaura già dopo poche ore di permanenza a quote superiori i 2500 m slm, perdura per diversi giorni specialmente se si è giunti a tale altitudine di colpo (per esempio in aereo) e non facendo delle tappe ad altitudini inferiori per dare il tempo al proprio organismo di iniziare il processo di acclimatazione; l’ipertensione è inoltre anche notturna (quando invece si ha una fisiologica riduzione).

Durante il sonno perdurano anche modifiche respiratorie, in particolare si può sviluppare una anomalia nota come respiro periodico (cioè si alternano periodi di apnea o ipopnea con periodi di iperventilazione). A causa della ridotta disponibilità di ossigeno può capitare di essere dispnoici (di avere il “fiatone”) anche per sforzi lievi che solitamente a livello del mare non provocherebbero alcun sintomo.

Tutte le modifiche elencate sono transitorie e scompaiono quando si ritorna al livello del mare o ad altitudini inferiori i 2000 m circa.

L’organismo di chi vive abitualmente ad alta quota risulta invece soggetto ad una serie di modifiche croniche: i globuli rossi ad esempio aumentano sia in numero che in dimensioni per sopperire la carenza di ossigeno, fenomeno che prende il nome di policitemia.

 

2018-04-30T14:57:21+02:00 30 Aprile 2018|Categories: Star bene|Tags: , , , , , |0 Commenti