Vaccini, perché le paure sono immotivate

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Vaccini, perché le paure sono immotivate

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Nel 2017 ci sono stati in Italia 4.991 casi di morbillo, quasi sei volte quelli del 2016, con quattro decessi in totale. Colpa della diffusione della diffidenza nei confronti dei vaccini. Ma la scienza ci dice che non bisogna abbassare la guardia e continuare a vaccinare i nostri bambini. Parola di pediatra

Due uomini primitivi sono seduti davanti al fuoco, all’ingresso della grotta. Uno dei due dice all’altro: «Non capisco, viviamo in un posto pieno di verde, beviamo solo acqua di sorgente, mangiamo cibi freschi, facciamo un sacco di moto… Perché moriamo a trent’anni?».

VignettaNoi oggi ci preoccupiamo, giustamente, dei danni alla salute dovuti all’inquinamento, alla contaminazione dei cibi e alla vita sedentaria e magari pensiamo con nostalgia ai bei tempi andati, quando si viveva in campagna e si faceva vita sana. Peccato che quella vita tanto sana non fosse, nemmeno per i pochi ricchi, per non parlare dei contadini che pativano la fame e morivano di malaria e di pellagra. Non solo si viveva meno a lungo, ma molti neppure arrivavano all’età adulta.

Le malattie infettive erano la principale causa di morte e di disabilità fino alla prima metà del secolo scorso e uccidevano bambini e giovani adulti.  Sul sito dell’ISTAT si trova un interessante lavoro sulla mortalità infantile in Italia dal 1887 a oggi. Alla fine dell’ottocento, un bambino su sette moriva prima dei 5 anni. Negli anni ’30 del novecento, circa uno su otto, situazione paragonabile a quella dell’odierna Africa subsahariana.

Le cose migliorano dopo la seconda guerra mondiale, con l’arrivo dei primi antibiotici. Negli anni ’60, il benessere socio-economico, la maggiore attenzione all’igiene e l’introduzione dei vaccini hanno ulteriormente ridotto il tasso di mortalità infantile. L’istituzione del servizio sanitario nazionale, la pediatria di famiglia e il miglioramento dell’assistenza ospedaliera hanno fatto il resto. Oggi l’Italia è fra i paesi del mondo con il più basso tasso di mortalità infantile, meno di 3 su 1000 nati vivi e quasi tutti in epoca neonatale (prematurità grave, malformazioni). Possiamo dormire sugli allori? Certamente no. Occorre mantenere alta la guardia, in particolare per le malattie infettive.

Le prime campagne per le vaccinazioni di massa risalgono agli anni ’60. Da allora sono stati introdotti nuovi vaccini e altri sono stati perfezionati, resi più sicuri e più efficaci. I successi sono stati straordinari: le vaccinazioni hanno sconfitto definitivamente il vaiolo in tutto il mondo, grazie al vaccino nessun genitore oggi in Europa vive l’angoscia di vedere il figlio paralizzato a causa della poliomielite. La difterite è un ricordo lontano, almeno per l’Europa occidentale e gli Stati Uniti.

Non si ha più paura di malattie che sembrano scomparse, ma gli addetti ai lavori sanno bene quanto sia fragile il muro che con tanti sforzi siamo riusciti a erigere per proteggerci da virus e batteri pericolosi. Per contro si sta diffondendo una certa preoccupazione per gli eventuali danni causati da vaccini. È una preoccupazione che non ha fondamento. Gli effetti collaterali dei vaccini, se compaiono, sono lievi: una piccola reazione locale, un po’ di febbre. Le vere complicanze sono rarissime: su 19 milioni di vaccini somministrati, sono riportate solo 5 reazioni gravi, nessuna fatale. Ben più serio è il rischio di contrarre una delle malattie che si possono prevenire.

Dal 2011, in Italia, le “coperture” per molti vaccini hanno cominciato ad abbassarsi e la cosiddetta “immunità di gregge”, che protegge tutta la popolazione, vaccinati e non, per alcune malattie è a rischio, per altre era stata raggiunta e si è persa. È il caso del morbillo. Sappiamo che se il 95% dei bambini riceve due dosi di vaccino, tutti sono protetti, anche chi non è vaccinabile, anche gli adulti non immuni. Se si scende sotto questa soglia, il virus riprende a circolare e a causare complicanze anche molto gravi, anche in bambini peraltro sani, ancor più nei malati cronici o negli adulti. Fino al 2010 molte regioni italiane avevano una copertura per morbillo-rosolia-parotite superiore al 95%, altre ci stavano arrivando.  Nel 2017 ci sono stati in Italia 4.991 casi di morbillo, quasi sei volte quelli del 2016, con quattro decessi in totale, di cui 3 bambini. Il 44,8% dei casi è stato ricoverato e un ulteriore 22% si è rivolto ad un pronto soccorso per le prime cure.

Il morbillo è solo un esempio, e nemmeno il più preoccupante, di quello che può succedere se la tendenza attuale non s’inverte. Da queste considerazioni è nato l’impegno delle società scientifiche, pediatri e igienisti, che hanno collaborato con l’Istituto Superiore di Sanità per un calendario vaccinale, che prevede l’offerta attiva e gratuita di molti vaccini in tutt’Italia. Le stesse preoccupazioni hanno portato al decreto ministeriale che rende obbligatori alcuni vaccini e all’istituzione dell’anagrafe vaccinale.

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2018-06-05T16:40:18+00:00 26 Gennaio 2017|Categories: Politica sanitaria|Tags: , , , , |0 Commenti